Leggendoviaggi: Nuraghe Beach. La Sardegna che non visiterete mai

“Senti: e naturalmente questo libro qui assurdo non puoi che chiamarlo così, NURAGHE BEACH, perché lo sai, gli italiani se non c’è un nuraghe, in una storia, non è la Sardegna, e se non c’è la spiaggia, mi dispiace non è la Sardegna.”  (Cit. Nuraghe Beach, Premessa, capitolo Quarantuno)

È luglio. Scopro che una libreria amica fa sconti sulle guide di viaggio e su una collana che fino a quel momento non avevo mai preso in considerazione: la Contromano della Laterza. Complice probabilmente un fine settimana in Sardegna di lì a pochi giorni, e il fatto che la Sardegna è ormai da molti anni uno dei miei luoghi del cuore, mi casca l’occhio su Nuraghe Beach. La Sardegna che non visiterete mai di Flavio Soriga.

Curiosità spontanea: cos’è che non visiteremo mai in Sardegna, noi che abitiamo in Continente? Ma soprattutto qual è la Sardegna che io (che mi vanto spesso di averla girata “praticamente” tutta) non visiterò mai?

Una lunga premessa - quarantatre capitoli con una lunghezza che oscilla dalle poche righe alle 5/6 pagine -  narra di Nicola, trentottenne sardo che vive a Roma. Autore di romanzi di successo, adesso Nicola ha rinunciato a scrivere e fa il barista in una libreria caffetteria nella Capitale. Ritorna nella sua terra, al suo paese, vicino Cagliari, nel campidano, e lì incontra sua cugina Katia con la quale intraprende un dialogo volto a far conoscere la Sardegna nei suoi aspetti più reconditi, nello stile più familiare della Sardegna. Una Sardegna che non è Porto Cervo e Costa Smeralda, né la costa nord orientale (quella che va da Golfo Aranci a Budoni). Perché quella non è Sardegna, così come la intendono i sardi.

Le continue chiacchierate di Nicola e Katia intorno alla “loro” Sardegna, al cos’è e cosa è stata la Sardegna per chi ci vive o ci ha vissuto scaturiscono da una richiesta dell’editore di Nicola: scrivere una guida sulla Sardegna. Una guida originale, non banale, non turistica, volta a sfatare i luoghi comuni è ciò che ha in mente Nicola. E che si snoda pagina dopo pagina nei racconti e nei luoghi sconosciuti alla maggior parte delle persone. L’anfiteatro romano di Tharros, l’Argentiera, Villamassargia (che nella fretta viene pronunciato Villassamargia), Uta, Tresnuraghes (là dove Elisabetta Canalis e George Clooney sono stati in vacanza. “non a Saint Tropez, non a Capri, non a Venice Beach, non a Montecarlo, non a Portofino, non a Forte dei Marmi”).

Il libro vero e proprio, o meglio, la seconda parte del libro che porta il titolo di Nuraghe Beach. La Sardegna che non visiterete mai si compone di cinque capitoli raccontati da voci diverse. È il libro così come Nicola e Katia l’hanno pensato  durante il loro percorso attraverso i ricordi e gli aneddoti, le persone che hanno fatto parte della loro infanzia e della loro adolescenza, i loro caratteri, i loro atteggiamenti. Oltre i nuraghi, oltre le spiagge più conosciute. Il primo capitolo è un invito al viaggio firmato da Soriga stesso; il secondo è firmato da sua madre, Raffaella Pani; ed è un commovente ritratto di una Sardegna che non c’è più. Segue la lettera che Flavio Soriga ha inviato a Bruce Willis che fu cacciato anni prima da una discoteca della Costa Smeralda. Per dirgli – con ironia e malinconia – che se c’è una Sardegna che lo ha cacciato, c’è anche una Sardegna che è pronta ad accoglierlo. E poi il 1970, l’anno di Gigi Riva come allenatore di un Cagliari che divenne Campione D’Italia. E infine la relazione che Katia aveva promesso a suo cugino: il viaggio presso la stazione ferroviaria di Villamassargia e il viaggio presso la stazione ferroviaria di Chilivani.

C’è chi l’ha definito sgrammaticato. No, non lo è nel senso stretto del termine. Se in questo libro si fosse mantenuta una sintassi sempre rigorosa, esso avrebbe perso buona parte del fascino che scaturisce dal suo stile spontaneo.

Qualche giorno fa, complici le famose liste dei libri su Facebook, mi è venuto spontaneo inserirlo nella top ten da consigliare e una collega di Mangialibri, di Cagliari, si è emozionata pensando che io, da toscana, avessi inserito Nuraghe Beach nella lista perché, per lei, il libro sarebbe risultato incomprensibile agli occhi di un non-sardo.  Ma non è così.

Sicuramente ci sono degli aspetti che possono essere compresi nella loro interezza solo da chi vive la Sardegna (e probabilmente soltanto alcune zone della Sardegna), ma approcciarsi senza pregiudizi, ad una lettura, come ad un viaggio, è l’unico modo per lasciarsi stupire. Dalle parole, dalle terre, dai cieli che si attraversano.

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