Lo so. Mi sto cacciando in un rafano. Lo sapete: non è che la cosa mi di disturbi più di tanto. Anzi... inizia il divertimento!
Questo articolo è volutamente provocatorio e sentitamente interrogativo. La mia natura è questa e quel che ho in cuore, ho sulle labbra. O in punta di dita.
Sono solita raccontare anche le esperienze negative, sforzandomi di essere quanto più possibile elegante. Col tempo, la maturità, i due figli da mantenere, sono diventata una persona quasi pacata. Quasi.
Mi riferisco ad esperienze negative. Ovviamente. La domanda è per voi che mi leggete. La mia risposta, già la sapete. Io parlo. Parlo e con pochi peli sulla lingua. Perché se una cosa non mi va, la devo dire. E se una cosa, di blog, non mi va, la devo scrivere. Mi viene in mente la brutta esperienza dell'Elba4Kids. Vista la crescita esponenziale di lettori che Trippando ha avuto negli ultimi tempi, penso che molti di voi se la siano persa... potete trovarla qui. E aggiungo anche che adesso quel dominio, elba4kids.it, riconduce direttamente ad un altro sito, segno che ciò che nasce male non può aver vita lunga.
Vi chiederete perché mi sia venuto in mente, proprio oggi, di trattare questo tema. Eh! Qua nulla succede a caso...
Tempo fa ho trattato il tema degli eventi per blogger (se ve lo siete persi, ecco qui l'articolo: vi invito a leggerlo, perché è uno di quelli di cui vado più fiera).
Ecco, qualche settimana fa mi è capitato l'invito ad un evento che non mi sono sentita di declinare.
Mortaccimiei, aggiungerei, perché mi sono trascinata dietro marito e creature, perché era l'anniversario di matrimonio e perché, subito dopo, avevamo, ad un'ora e mezzo di macchina, il compleanno della figlia di uno dei miei amici di Chimica Industriale, irrinunciabile!
Mortaccimieibis, perché se vai ad un evento e ti pagano, anche se di tartine e prosecchini e ne danno pochi, amen.
Mortaccimieitris perché se vai ad un evento, pagata o meno, in un posto brutto, dovrai pensare a cosa scrivere (perché tacere, mai!), ma comunque avrai la tua da dire.
Io, invece, mi sono ritrovata, non pagata e con famiglia al seguito, in un posto fantasmagoricamente bello, la Scuola Tessieri (scuola di cucina, n.d.r), dove ci sarebbe stato da fare uno storytelling che alla gente che leggeva i post e guardava le foto sarebbe venuta la bava alla bocca. E invece "per gioco", c'era un'emittente televisiva a fare delle riprese ed i blogger (qualcuno cosciente; altri, tipo me, no), sono stati messi ai fornelli, con l'aiuto di un paio di bravi chef, e a servire piatti ad una giuria. Senza palloncini gonfiati ad elio, che ci sarebbero stati benissimo (e che è possibile trovare qui: www.bombolaelioperpalloncini.
Parlare o tacere?
Come si può tacere? Devo parlare. Non per sparlare, anzi, ma perché chi organizza eventi e chi ha un'azienda e la vuole promuovere attraverso la voce dei blogger non commetta (più) simili errori.
Signori, il fatto che i blogger non siano tutelati da un albo o da una categoria, non deve farvi pensare che siano degli sbandati. Posso darvi qualche consiglio? Sono dieci. Posso chiamarlo decalogo? Massì, dai, buttiamola sullo scherzo!
E voi, amici blogger che leggete sempre le mie pillole, avete altro da aggiungere a questo decalogo? Siete per il parlare o per il tacere?
Aspetto i vostri commenti e le vostre esperienze... e vi aspetto il 20 marzo a Pisa per la prima presentazione del mio libro!
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