Nel giro di alcuni mesi sono stata diverse volte a Firenze. Data la vicinanza, è una città che conosco piuttosto bene, nonostante non ci abbia mai dormito. Le mie gite mordi e fuggi, per lo più in treno, sono però sempre state finalizzate alla scoperta di qualche luogo o itinerario particolare, oppure di un evento o di una mostra. Firenze ha veramente tanto da offrire, anche a chi la conosce bene. Io, per esempio, sono rimasta incantata dall’itinerario in sei tappe tra profumi, sete e broccati che ho scoperto su Discover, il magazine di Expedia: devo replicarlo a breve, magari senza bimbi. Troppo bello!
Quella che voglio raccontarvi adesso, invece, è l’avventura fiorentina di qualche sabato fa e di come bastino gli stimoli giusti per far percorrere chilometri ai bambini.
Il Toparco non è un gran viaggiatore, nonostante sia stato abituato fin da piccolissimo: per questo dobbiamo sempre attrarlo con delle curiosità. Stavolta gli abbiamo detto che lo avremmo portato a vedere “il ponte con le case sopra”.
Accumulando ritardi su ritardi, siamo partiti in macchina ed i lavori per la tranvia, che sembrano durare all’infinito, hanno fatto a pugni col navigatore della nostra auto, al punto che abbiamo deciso di parcheggiare a oltre quattro chilometri di distanza dalla nostra meta: Ponte Vecchio.
I bambini si erano annoiati, mio marito innervosito ed io avevo bisogno di scendere e camminare. Ci sembrava quasi impossibile poter arrivare “al ponte con la case sopra” a piedi, la cupola del Brunelleschi era davanti a noi e ci ha, in un certo senso, guidato.
Sembrava di poterla toccare; sembrava così vicina che… >, > lo abbiamo fatto camminare tantissimo senza che lui nemmeno se ne accorgesse. Perché non è la stanchezza a fermare i bambini, ma la noia.
Lui ha da poco imparato a leggere e, insegna dopo insegna, ha percorso strade e viali. Finché non abbiamo visto lui. L’Arno. È strano. Siamo così tanto abituati a vedere l’Arno a Pisa che ci pare quasi impossibile vederlo in un’altra città.
Così come è normale associare il Tevere alla città di Roma o il Po a quella di Torino, per noi l’Arno va di pari passo con Pisa, la nostra città. E invece no. L’Arno è anche il fiume dei fiorentini, che, quando mi leggeranno, saranno senz’altro indignati, perché l’Arno è loro, non nostro…
È lunga secoli la disquisizione su chi ha il più bel lungarno. Di certo, quello di Firenze ha qualcosa in più: da un lato una visuale pazzesca sui monumenti della città; dall’altro il verde delle colline circostanti, la zona di Oltrarno, una città nella città.
E poi i ponti. I ponti fiorentini hanno un fascino che non so spiegare. E non solo il Ponte Vecchio (o, come abbiamo detto al Toparco per farlo impazzire di meraviglia, il ponte con le case sopra), ma anche tutti gli altri, in centro e fuori, dove il Lungarno finisce di essere zona di turisti e diventa dei fiorentini, che vi fanno sport in uno scenario che davvero è senza uguali.
Perché se Firenze (e non Pisa) è stata, da secoli, fonte di ispirazione dei più famosi ed importanti artisti italiani, un motivo ci deve essere, no?
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