Andalusia: perché vale la pena visitare Cadice e cosa vedere

Chi visita l’Andalusia tende quasi sempre a limitarsi alla magica triade, GranadaSiviglia-Córdoba. Errore.

cadice oceano
Si dovrebbe dedicare almeno una giornata a Cadice, la città più antica d’Europa, come amano ricordare i gaditani, i suoi abitanti. I Fenici la fondarono 3000 anni fa, chiamandola Gadir, su tre isolotti, che il tempo ha unito prima tra loro e, quindi, attraverso un istmo, alla terra ferma, a formare la splendida Bahía de Cádiz (Baia di Cadice). Nel Museo de Cádiz, in plaza de Mina, e trovate una sintesi di questi 3 millenni, iniziando con due preziosissimi sarcofagi fenici di un uomo e di una donna. Nei sotterranei del Teatro de títeres, in calle San Miguel 15, c’è il suggestivo Yacimiento Arqueológico Gadir, che, con passerelle e luci, porta nella Cadice di 3000 anni fa (l’ingresso è libero e a cadenza oraria).

cadice isolotto
A Cadice si può arrivare sia via mare che via terra. Quale dei due modi è migliore? Non lo so, sono entrambi affascinanti. Via mare si arriva da El Puerto de Santa María, una deliziosa cittadina posta all’inizio della Bahía, sull’estuario del fiume Guadalete: il Catamarán de la Bahía impiega 30 minuti e costa 2,65 euro; sono una bella emozione sia il ‘salto’ dal fiume all’Oceano sia lo skyline gaditano, che mano a mano si avvicina. Poi ci sono le suggestioni: sono passati di lì i Fenici, in cerca di terre oltre le Porte d’Ercole, i traffici d’ambra tra il Mediterraneo e il Mare del Nord, Roma e Cristoforo Colombo, pirati berberi e inglesi in attesa dei galeoni carichi dell’oro delle Americhe… Mette un po’ i brividi. Via terra si arriva da San Fernando: c’è un grande ponte che attraversa la Bahía e poi inizia la lunga e moderna Avenida Juan Carlos I, con alti edifici su entrambi i lati, tra i quali, di tanto in tanto, fanno capolino, l’Oceano Atlantico da una parte e la Bahía dall’altra.

cadice stradine
Il centro storico è circondato completamente dal mare, a parte la striscia di terra che lo unisce alla terraferma. Per questo è fortificato e passeggiare sulle sue mura è una delle esperienze più belle che la città regala ai suoi visitatori. Dalla Cattedrale fino al porto. In mezzo ci sono i resti del teatro romano e i due forti di Santa Catalina e San Sebastián; quest’ultimo, proteso nel mare, è collegato alla città da una sottilissima striscia di terra che è la delizia dei fotografi: da lì si scattano le foto più belle dei tramonti gaditani e delle violente onde che si abbattono contro le mura. Poco oltre c’è la Caleta, una piccola insenatura affollata di bagnanti d’estate e chiusa d’inverno da decine di barche di pescatori. È uno dei luoghi cittadini con cui i gaditani si identificano di più.

cadice piazza con fontana
Dicono che Cadice ricordi L’Avana, c’è tutta una dolce letteratura su queste due sorelle separate dall’Oceano, che si svegliano quando l’altra va a dormire. Hanno gli stessi colori pastello, la stessa luce tropicale, la stessa violenza azzurra del mare: se si guarda la Cattedrale gaditana dalle mura, sembra di stare sul malecón habanero, assicurano. L’Oceano penetra anche nel cuore ortogonale della città, lo fa all’improvviso, con il suo profumo salmastro portato nelle lunghe e strete viuzze dall’amata brisa (brezza) gaditana. Nel centro storico mettono allegria la luce del sud, i balconi in ferro battuto, le tapas dei locali delle deliziose plazuelas, mentre arrivano i suoni di un flamenquito, da qualche finestra.

cadice piazza con palme
Cadice è una città di musica e davvero mi è impossibile pensare a lei senza canticchiare Cai, por la madrugá, como huele a sal, mi Cai (Cadice, all’alba, come sa di sale, la mia Cadice), i magici versi di Cai (Cadice in dialetto andaluso, che ‘mangia’ le d intervocaliche e le lettere finali delle parole), scritta dal cantautore madrileno (con orgogliose radici gaditane) Alejandro Sanz per la Niña Pastori, la voce più bella, e gaditana, del nuovo flamenco. Sono di Cadice molti cantanti del flamenco pop e del pop spagnolo; penso al duo Andy & Lucas, che ha appassionato generazioni di adolescenti andaluse e che a Cadice ha dedicato l’orgogliosa Un rinconcito al Sur (Un posticino al Sud), una canzone che rimane in testa, ricordando che Cádiz no es normal. Anche il Carnevale, celebre in tutto il Paese, è basato sulla musica: chirigotas e comparsas si esibiscono al Teatro Falla, con coplas e versi di grande irriverenza e salacità, che si prendono gioco dell’attualità e dei suoi personaggi, lo spirito gaditano più puro.

cadice panorama
Ma Cadice non è solo il flamenco, la forza dell’Oceano sulle mura, la quiete frondosa di plaza de Mina, la vivacità di plaza de San Antonio, dominata dalla sua splendida chiesa, o le tapas di pescaito (frittura mista di pesce), caracoles (lumache) e aceitunas (olive). È la città più liberale di Spagna, l’unica che non cadde nelle mani di Napoleone; per questo, nel 1812, il Parlamento fedele al re promulgò la prima Costituzione d’Europa, che ispirò i movimenti indipendentisti latinoamericani e i moti carbonari italiani. Lo ricorda una grandiosa colonna nell’elegante e un po’ isolata plaza de España e, soprattutto, la chiesa di San Filippo Neri, nella cui bellissima sala ottagonale si riunì il Parlamento per legiferare.

cadice cattedrale

È la città che controllava i traffici con le Americhe e che su questo basò il suo splendore. La sua decadenza è nell’aria, dolce come il profumo delle bouganville di plaza Candelaria; in questo ricorda un po’ Venezia, senza essere travolta dalle orde di turisti in cerca di una scenografia, come succede alla città veneta. Di quell’epoca dorata rimangono gli eleganti palazzi settecenteschi delle sue plazas; la Torre Tavira, da cui si gode una fantastica vista sui tetti piani della città e che è l’unica sopravvissuta delle 160 torri cittadine che nel XVIII secolo controllavano la Bahía; la grandiosa Cattedrale, che appare improvvisamente da un reticolo di viuzze piene di negozietti e di profumi di pasticceria e che con la sua cupola dorata caratterizza lo skyline cittadino come nessun altro edificio (da una delle sue torri, uno dei panorami dall’alto più belli della città e della Bahia).

cadice al tramonto
Un consiglio, il più prezioso, probabilmente: non lasciate Cadice senza aver visto un suo tramonto sull’Oceano. Sono tutti magici, lenti e rossisissimi, con mille guizzi madreperlacei sul mare. A guardarlo, si fermano i turisti e i gaditani, lungo le mura che portano al forte di San Sebastián e alla Caleta, non stupitevi se qualcuno fa partire un applauso, davanti a tanto spettacolo naturale. Cadice, per me, è anche un tramonto rosso e un autobus che invano mi aspetta.

tramonto a cadice

Testo e foto di Laura Cardia

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12 thoughts on “Andalusia: perché vale la pena visitare Cadice e cosa vedere”

  1. […] e palazzi storici; più a sud, a poco meno di un’ora d’auto (o di autobus) c’è Cadice, con la sua […]

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