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La cultura è cultura. Punto.

Sono arrabbiata. E triste. Triste e arrabbiata. Non male per essere un (piovoso) lunedì mattina.

E come sempre quando ho un sentimento straripante, metto da parte il piano editoriale e inizio a scrivere di cosa non mi va giù.

Mi metto a scrivere per rivendicare cinque anni di studi che ho sempre più la consapevolezza di aver bene investito, nonostante nella vita sembra mi occupi di altro. Non è vero.

Sono arrabbiata perché la parola cultura sembra portarsi dietro, sottinteso, la parola "letteraria". Invece no. La cultura è cultura. Punto.

Che sia letteraria, filosofica, scientifica, la cultura è cultura. Punto.

Cultura, per me, vuol dire "saperne di qualcosa". Saperne poco, eh, ché più studi, più ti rendi conto che non sai. Ma questo non sono di certo io la prima a dirlo, in un piovoso lunedì mattina.

Cultura vuol dire leggere e studiare. Vuol dire appendere e fare propri i concetti. Vuol dire aumentare le proprie curiosità. Ci sono libri che leggi e che ti invogliano a leggerne altri. Cultura è sete di sapere, di conoscenza. E non ha importanza che sia bianca, rosa o verde. Quelli sono i colori dei cappelli dove, esame dopo esame, appendere un gingillo.

Sono arrabbiata perché vedo rinnegare la cultura scientifica e mi dà ancora più fastidio quando a farlo è proprio chi viene dalla scienza.

Ogni esperienza di studio e di lavoro è un fardello che ci si porta dietro, è la nostra cultura che si accresce, è la nostra curiosità che si sviluppa. Si possono cambiare interessi nella vita ed è interessante accrescere la propria cultura sotto aspetti molto diversi tra loro.

Ma tutto è cultura. E la cultura è bella, è apertura di mente e sete di conoscenza. E la cultura è cultura. Punto.

Foto di Nino Carè da Pixabay

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