È affascinante quando una città conserva il proprio passato. Lo è di più quando una città riesce a farlo vivere ancora. Montecatini Terme, in questo momento, mi sembra appartenere decisamente alla seconda categoria. È proprio per questo che ho scelto di raccontarla nell'ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2026.
Quest'anno, infatti, il tema delle Giornate invita a riflettere su quattro parole: proteggere, rinnovare, resistere, reinventare. Parole che possono sembrare astratte, ma che a Montecatini Terme diventano incredibilmente concrete, perché qui il patrimonio non è soltanto qualcosa da conservare e ammirare. È qualcosa che sta tornando a essere vissuto.
E per me questa storia ha un significato particolare: il Consiglio d'Europa mi ha scelta come creator italiana per raccontare le Giornate Europee del Patrimonio sui social, e ho deciso di dedicare il mio racconto proprio a Montecatini Terme. E la scelta non è stata casuale.
Nei giorni scorsi ho scritto di alcuni luoghi italiani che stanno trovando una nuova vita, partendo proprio dal tema delle Giornate Europee del Patrimonio.
Avevo anticipato che uno di questi luoghi sarebbe diventato protagonista di uno speciale Trippando. Quel luogo è Montecatini Terme. La ragione è semplice: qui protezione e trasformazione non sono concetti in contrasto. Montecatini è una città che ha costruito la propria identità intorno alle acque termali, all'architettura, all'ospitalità e a un turismo internazionale che tra Otto e Novecento l'ha trasformata in una delle grandi destinazioni termali europee. Quella storia è ancora lì. Ma non è rimasta ferma.
Prima di tutto c'è la storia da proteggere. Montecatini Terme fa parte di The Great Spa Towns of Europe, il sito seriale transnazionale inserito nel Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2021. Il riconoscimento riunisce undici città termali di sette Paesi europei, accomunate dallo sviluppo della cultura termale europea tra l'inizio del Settecento e gli anni Trenta del Novecento. Montecatini è l'unica componente italiana del sito. Non si tratta semplicemente di proteggere un edificio particolarmente bello.
Il patrimonio UNESCO comprende un'intera idea di città termale: stabilimenti, architetture, parchi, luoghi per bere le acque, spazi per la socialità, alberghi, teatri e quella particolare relazione fra cura, tempo libero, paesaggio e vita urbana che ha caratterizzato la grande stagione europea delle terme. È una responsabilità importante.
Ma è anche una domanda: come si fa a mantenere vivo un patrimonio nato per un mondo che non esiste più esattamente come allora? Montecatini sta cercando la propria risposta. E ci sta riuscendo decisamente bene.
A giugno ho visitato il Mo.C.A., Montecatini Terme Contemporary Art, in occasione dell'anteprima stampa della mostra Giotto era il nonno di Banksy e ho notato come qui il concetto di “nuova vita” diventi quasi letterale.
Il museo si trova infatti al piano terra del Palazzo Comunale, negli ambienti che un tempo ospitavano le Regie Poste. Gli spazi sono stati restaurati e trasformati in una galleria civica dedicata all'arte contemporanea, inaugurata nel 2012. Le vetrate di Galileo Chini conservano ancora il legame con la funzione originaria dell'edificio e con il tema della comunicazione.
Pensateci: un luogo nato per far viaggiare lettere, cartoline e comunicazioni oggi ospita opere d'arte. La funzione è cambiata, ma la storia non è stata cancellata. È rimasta nelle architetture, nei dettagli, nelle vetrate, nella memoria del luogo. E oggi quel luogo racconta altro.
La mostra “Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno” è dedicata alla storia dell'arte urbana e al rapporto fra segni, immagini e spazio pubblico. La mostra è visitabile fino al 2 maggio 2027 e l'ingresso è gratuito. Ne ho parlato qui.
Il contrasto è bellissimo: un edificio storico che apparteneva alla comunicazione di un'altra epoca diventa uno spazio nel quale si racconta uno dei linguaggi più contemporanei dell'arte.
È esattamente il genere di dialogo fra passato e presente che cercavo. E anche il fatto che nella collezione del Mo.C.A. ci siano opere di artisti come Joan Miró e Pietro Annigoni rende ancora più interessante questa trasformazione.
Poi ci sono le Terme Tettuccio. Ed è qui che la parola “resistere” assume un significato particolare.
Per generazioni, venire a Montecatini significava soprattutto passare le acque. Si veniva qui per bere le acque termali, seguire i percorsi di cura, passeggiare nei parchi e vivere quella particolare dimensione sociale che aveva fatto delle grandi città termali europee una destinazione internazionale. Il Tettuccio era ed è uno dei simboli di quel mondo.
Ma oggi entrare al Tettuccio non significa necessariamente soltanto seguire un percorso termale. Significa anche incontrare musica, cultura, spettacoli, architettura, eventi.
Io ci sono stata proprio mentre Montecatini viveva una nuova stagione di appuntamenti. Il calendario del 2026 comprende, fra gli altri, il Montecatini Opera Festival, con concerti e appuntamenti ospitati proprio negli spazi del Tettuccio. La programmazione prosegue anche nei mesi autunnali. E non è un caso isolato.
Nel calendario della città si susseguono festival, incontri, mostre, appuntamenti culturali e iniziative che utilizzano luoghi storici come spazi ancora pienamente inseriti nella vita contemporanea.
Questa, secondo me, è una delle chiavi per capire il patrimonio. Un luogo storico non è necessariamente vivo perché mantiene esattamente la funzione che aveva cento anni fa. È vivo quando continua ad avere un posto nella vita delle persone.
E poi c'è una cosa che, quando sono arrivata, non potevo non notare: la Biennale di Montecatini Terme di Architettura e Benessere.
È in corso dal 7 settembre al 29 novembre 2026 e trasforma la città in un laboratorio dedicato al rapporto fra architettura, ambiente, benessere e qualità della vita. Il programma coinvolge luoghi simbolo di Montecatini e porta in città progettisti e studiosi italiani e internazionali.
E qui il cerchio si chiude. Perché una città termale storica, protetta dall'UNESCO proprio per il valore della propria cultura termale e del proprio patrimonio urbano, oggi si interroga su come progettare il benessere del futuro. Non è un museo della città. È una città che parla di se stessa mentre cambia.
La Biennale utilizza proprio alcuni dei luoghi storici di Montecatini per discutere di architettura, natura, spazio pubblico e qualità della vita. Nel programma ci sono incontri, mostre, workshop e installazioni, con appuntamenti al Tettuccio, alle Terme Excelsior, al Gambrinus, al Kursaal, a Palazzo BelVedere e in altri spazi della città.
Mi sembra una delle immagini più efficaci per raccontare il tema delle Giornate Europee del Patrimonio. Proteggere non significa necessariamente fermare il tempo.
Passeggiando per Montecatini mi sono resa conto che il discorso non riguarda soltanto i singoli edifici. Riguarda la città nel suo insieme. Il patrimonio termale è fatto di architetture, naturalmente. Ma anche di strade, alberghi, caffè, parchi, piazze, luoghi di incontro. È un paesaggio urbano nato intorno a un modo particolare di viaggiare e di vivere il soggiorno. Per molto tempo siamo stati abituati a pensare al patrimonio come a qualcosa da guardare: una facciata, un affresco, un palazzo, un museo.
Ma forse il patrimonio più interessante è quello che possiamo ancora abitare: una sala che torna ad accogliere musica, un antico stabilimento termale che ospita un concerto, un edificio delle poste che diventa museo, un centro cittadino che ospita una Biennale dedicata al futuro dell'architettura, un luogo nato per una funzione che ne trova una nuova senza perdere la propria memoria.
È per questo che ho scelto Montecatini Terme per il mio racconto delle Giornate Europee del Patrimonio 2026.
Perché qui riesco a vedere tutte e quattro le parole del tema.
Proteggere, attraverso il riconoscimento UNESCO e la tutela di un patrimonio termale unico.
Resistere, mantenendo viva un'identità che avrebbe potuto diventare soltanto un ricordo della Belle Époque.
Rinnovare, portando arte, architettura, musica e cultura dentro luoghi storici.
Reinventare, trovando nuove ragioni per tornare a vivere spazi nati per un'altra epoca.
E forse è proprio questa la sfida più interessante per le città storiche e per le destinazioni turistiche. Non scegliere tra passato e futuro, ma fare in modo che il passato possa ancora avere un futuro. Montecatini Terme mi sembra un luogo nel quale questa ricerca è particolarmente evidente. E sono contenta di averlo potuto raccontare proprio in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio e nel mio progetto per il Consiglio d'Europa. Perché, alla fine, il patrimonio non è soltanto quello che ereditiamo, è anche quello che scegliamo di continuare a vivere.
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