
Giotto era il nonno di Banksy: la street art nel cuore Liberty di Montecatini Terme
Al Mo.C.A. di Montecatini Terme una mostra che è un viaggio di oltre 60.000 anni, tra graffiti, arte urbana e uno dei musei più sorprendenti della Toscana
Entrando al Mo.C.A. di Montecatini Terme si rimane spiazzati. Bastano pochi passi per passare dagli eleganti decori Liberty di Galileo Chini a un vagone della metropolitana di New York ricoperto di graffiti. È da questo contrasto, potente e inaspettato, che prende vita Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno, mostra che ho avuto l'onore di visitare in anteprima e che sarà aperta fino al 2 maggio 2027.
Dalla visita sono uscita con un groviglio di sensazioni, un grande entusiasmo e una convinzione precisa: non è solo una mostra sulla street art. È un racconto sul bisogno, antico quanto l'uomo, di lasciare un segno del proprio passaggio nel mondo. E il luogo che la ospita rende questo racconto ancora più affascinante.
Il Mo.C.A.: un piccolo museo che custodisce grandi capolavori
Chi non è mai stato al Mo.C.A. potrebbe avere una sorpresa.
Il museo si trova al piano terra del Palazzo Comunale di Montecatini Terme, negli spazi dell'antico ufficio postale. Già questo basterebbe a renderlo una visita interessante, ma entrando ci si trova immersi in ambienti Liberty di straordinaria eleganza, decorati da Galileo Chini. È uno spazio raccolto, ma capace di custodire autentici tesori, tra cui una delle quattro tele più grandi al mondo realizzate da Joan Miró.
È estremamente interessante veder dialogare un luogo così raffinato con una forma d'arte nata per strada, spontanea, ribelle, popolare. Un contrasto che non crea distanza, ma rende entrambe ancora più forti.
Un viaggio che parte dalla preistoria e arriva a Banksy
Curata da Bruno Ialuna, la mostra accompagna il visitatore in un percorso che attraversa idealmente oltre 60.000 anni di storia. L'idea di fondo è tanto semplice quanto affascinante: lasciare un segno è uno dei gesti più antichi dell'umanità.
Dalle pitture rupestri alle incisioni della Val Camonica, dai graffiti di Pompei fino ai muri delle città contemporanee, il desiderio di comunicare nello spazio pubblico attraversa tutte le epoche. In quest'ottica, anche il titolo della mostra assume un significato particolare: prima ancora di Banksy, anche Giotto aveva trasformato i muri in un linguaggio capace di parlare a tutti.
Il vagone della metropolitana di New York è un'esperienza nell'esperienza
Uno degli allestimenti più spettacolari è senza dubbio la ricostruzione di un vagone della metropolitana di New York, realizzata dal maestro della cartapesta Jacopo Allegrucci. Entrarci significa immergersi negli anni in cui il writing iniziava a cambiare il volto della città americana e, con il tempo, avrebbe influenzato il mondo intero. È un allestimento scenografico, coinvolgente, che riesce a far comprendere il contesto in cui questa rivoluzione artistica è nata in maniera semplicissima: entrando al suo interno.
Perché vale davvero la pena visitare questa mostra
Quello che mi porto a casa, però, non sono soltanto i grandi nomi della street art internazionale. Mi hanno affascinato soprattutto le piccole cose: le prime firme, gli schizzi, le mappe delle città, piccoli frammenti che raccontano gli inizi di artisti diventati poi protagonisti della scena mondiale.
Questi dettagli permettono di vedere il percorso creativo di chi, molti anni fa, ha iniziato semplicemente: lasciando un segno.
Una mostra da vivere ascoltando chi l'ha costruita
Oltre a consigliarvi caldamente un viaggio a Montecatini per visitare questo gioiello nel gioiello, mi sento di darvi un altro colsiglio: cercate di visitarla durante uno degli appuntamenti con il curatore Bruno Ialuna.
La sua competenza sulla storia della street art è impressionante, ma ciò che colpisce ancora di più è la capacità di collegare epoche, artisti e contesti, trasformando ogni oggetto esposto in una storia. Ascoltandolo si capisce che questa mostra non è stata costruita per stupire con grandi nomi, ma per far comprendere come l'arte urbana sia parte di una storia molto più lunga e profonda di quanto immaginiamo. Ed è proprio il racconto a rendere ancora più preziosi anche i reperti più piccoli e apparentemente semplici.
Una ragione in più per visitare Montecatini Terme
Montecatini è conosciuta soprattutto per le sue terme e per il suo straordinario patrimonio Liberty. Il Mo.C.A. aggiunge un'altra ragione per fermarsi in città: un museo capace di mettere in dialogo Miró con la street art internazionale, la storia dell'arte con la cultura urbana, il passato con il presente, dimostrazione concreta di come Montecatini continui a investire nella cultura, offrendo esperienze capaci di sorprendere anche chi pensa di conoscerla già.
Informazioni utili
Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno
Dove: Mo.C.A. – Montecatini Contemporary Art, Viale Verdi 46, Montecatini Terme.
Quando: dal 29 giugno 2026 al 2 maggio 2027.
Ingresso: gratuito.
Per maggiori informazioni consultate il sito ufficiale del Mo.C.A.Questa mostra mi è rimasta dentro
Sono uscita dal Mo.C.A. con la sensazione di non aver visitato semplicemente una mostra, ma di aver ascoltato una storia, che parte dalle incisioni rupestri, attraversa Giotto, arriva sui vagoni della metropolitana di New York e approda fino ai muri delle nostre città.
Se riuscirete a visitarla durante uno degli incontri con Bruno Ialuna, credo che vivrete un'esperienza ancora più ricca. Perché questa mostra non si limita a esporre opere: insegna a guardarle con occhi diversi. E forse è proprio questo il segno più bello che lascia nel visitatore.
