C’è un modo di scoprire un vino che non passa dalla bottiglia ma dalle persone che lo fanno. Profumi di Mosto, in Valtènesi, nasce esattamente per questo e nel 2026 festeggia la sua venticinquesima edizione con un finale in programma sabato 31 ottobre.
Mi ha incuriosita perché racconta bene cosa significa oggi fare enoturismo: non un calice veloce in un banco d’assaggio, ma un’esperienza guidata, tra cantine e produttori.
Prima di parlare dell’evento, vale la pena capire dove siamo. La Valtènesi è una sottozona della DOC Riviera del Garda Classico, sulle colline affacciate sul lago. È riconosciuta ufficialmente dal 2010, ma la sua storia comincia molto prima: nel 1896, con il senatore Molmenti, che per primo codificò la tecnica del rosé.
Il microclima del Garda fa il resto: è l’area più a nord d’Europa dove crescono ulivi e limoni. Il Consorzio Valtènesi riunisce 102 produttori, per lo più vignaioli indipendenti, e la denominazione produce circa due milioni di bottiglie all’anno.
La prima parte della manifestazione ha coinvolto 24 cantine e registrato circa 2.000 esperienze, tra degustazioni, esperienze dedicate alla vendemmia e abbinamenti gastronomici. Il dato che mi ha colpita di più: tutti e 9 i tour da tre cantine hanno fatto il tutto esaurito. È il segnale di un pubblico che cerca percorsi completi, con l’incontro diretto con chi lavora la vigna.
Sabato 31 ottobre la manifestazione si chiude alla Casa del Vino della Valtènesi, a Villa Galnica:
È l’occasione per confrontare in un’unica sede le diverse espressioni del territorio.
Tra i partecipanti ci sono sei aziende premiate quest’anno con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso:
Sto raccontando da un po’ i territori del vino, dal Chianti all’Umbria, e una cosa mi sembra sempre più chiara: la differenza la fa il contatto diretto con chi produce. Un evento diffuso, con tour tra più cantine e poi un momento unico per ritrovarsi tutti insieme, tiene insieme le due cose: scoprire e confrontare.
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