La bagna cauda è uno di quei piatti da con calma, tutti insieme, intorno a un fuoco acceso al centro del tavolo. Un'esperienza, più che un piatto. Per questo vi segnalo la notizia del Bagna Cauda Day 2026, che torna per la sua quattordicesima edizione con un motto che mi ha fatta sorridere: “Questo bavaglio ci rende liberi”. Non soltanto una festa gastronomica, maun modo di raccontare il Piemonte attraverso la convivialità. E, come spesso succede quando si parla di territori, dietro un piatto c’è molto più di quello che finisce nel fujot.
La manifestazione si svolge in due lunghi weekend:
E per chi vuole il bis in pieno inverno tornano anche i giorni della Bagna della Merla: 29, 30 e 31 gennaio 2027.
L’idea del Bagna Cauda Day nasce ad Asti nel 2013, ideata e promossa dall’Associazione culturale Astigiani, ed è diventata negli anni la più grande bagna cauda collettiva e contemporanea, con oltre 160 locali tra Piemonte e resto del mondo. Ristoranti, osterie, agriturismi, cantine e altri luoghi della convivialità, aderiscono alla stessa tavolata.
Ogni anno il Bagna Cauda Day ha il suo Bavagliolone in stoffa, consegnato ai partecipanti e diventato uno dei simboli della manifestazione. L’edizione 2026 è firmata da Pedro Porro, giovane artista, che ha accompagnato il motto con una Volvo Polar rossa che percorre il mondo.
Non è un’auto qualsiasi: è quella di suo padre, GianLuigi Porro, scomparso lo scorso giugno, che con quell’auto aveva partecipato alla Carovana della bagna cauda con le auto d’epoca. Il disegno diventa così un’immagine di viaggio e libertà, ma anche un modo affettuoso per continuare a portare con sé una persona cara.
Mi piace quando un oggetto di tutti i giorni racconta qualcosa che va oltre la sua funzione. Un bavaglio che parla di libertà: quella di sedersi insieme, parlare, ridere, confrontarsi e condividere.
Con ogni bavaglio sarà consegnato il “Palot da fujot”, ovvero un cucchiaino piatto in metallo pensato per spostare il lumino acceso sotto il fujot, progettato appositamente dagli ingegneri della Way Assauto di Asti. E non finisce lì: terminato il suo compito a tavola, il Palot avrà una seconda vita e diventerà un portachiavi, a ricordo dell’edizione 2026. Un oggetto che nasce da un’esigenza concreta del rito e poi continua a vivere. Lo sapete che qui “nuova vita” è un tema che mi sta parecchio a cuore.
Come ogni anno non mancheranno la vetrofania per riconoscere i locali aderenti, le tovagliette di carta, le magliette per il personale e Acciù, l’acciuga di stoffa mascotte della manifestazione, in edizione 2026.
Una delle cose che trovo più divertenti è il modo in cui i locali raccontano la propria versione. Sul sito del Bagna Cauda Day tornano i “semafori del gusto”:
Ingredienti di base: olio, acciughe e aglio. Intorno, le verdure dell’autunno piemontese: cardi, cavoli, rape, barbabietole, patate, porri, topinambur. Una ricetta della tradizione contadina che la manifestazione ha trasformato in una festa contemporanea senza cambiarne lo spirito.
Per chi preferisce celebrare il rito a casa torna anche la “Sporta a ca’”, la bagna cauda da asporto con le sue verdure.
A fare compagnia alla tavolata c’è, come sempre, il vino del territorio. Il Bagna Cauda Day rinnova il legame con quattro storiche aziende astigiane: Bava di Cocconato, Braida di Rocchetta Tanaro, Cascina Castlèt di Costigliole d’Asti e Coppo di Canelli. Un’alleanza nel segno della Barbera d’Asti, compagna naturale di un piatto che ne condivide il carattere conviviale.
La parte che trovo più affascinante è che questo rito è partito dal Piemonte ed è arrivato molto lontano. Anche nell’ultima edizione sono stati coinvolti locali e comunità all’estero: da New York a Shanghai, dal Giappone a Londra e altre città europee. Piemontesi lontani da casa, italiani nel mondo e curiosi conquistati da questo rito. È la dimostrazione che un piatto profondamente legato alla propria terra può viaggiare, senza perdere identità. Ed è anche uno dei modi più belli di fare turismo: non soltanto andare a vedere un luogo, ma sedersi a tavola con la sua storia.
Gli utili del Bagna Cauda Day vengono destinati dall’Associazione Astigiani a iniziative di solidarietà e tutela ambientale. Tra i progetti sostenuti c’è il Bosco degli Astigiani, sulle colline di Viatosto: oltre cinque ettari donati al Comune di Asti dalla Banca d’Asti, destinati a diventare un grande spazio pubblico dedicato alla biodiversità.
Così, idealmente, ogni fujot acceso contribuisce a far crescere un pezzo di verde.
Dal 2016 la manifestazione premia con il titolo di “Testa d’aj” chi dimostra coraggio, passione e ironia nel proprio percorso umano o professionale. Nell’albo d’oro, tra gli altri, Guido Ceronetti, Carlin Petrini, Oscar Farinetti, don Luigi Ciotti e Luca Mercalli; nel 2025 sono stati insigniti Raffaele Iachetti, Gian Marco Griffi, Matteo Piano, Raffaella Bologna e Paolo Pejrone.
Forse è questo il senso del motto di quest’anno. Non si parla di aglio e acciughe, o non soltanto. Si parla di stare insieme senza fretta, di un rito che richiede tempo, di una tavola in cui nessuno è solo.
E mi sembra un bel motivo per organizzare un viaggio in Piemonte in autunno: non per ticchettare luoghi, ma per sedersi in uno di quei posti dove il racconto comincia dal piatto.
E se state pensando a un weekend in Piemonte, il consiglio è di prenotare con anticipo: i locali aderenti sono tanti, ma il rito è molto richiesto.
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