Il nostro weekend nella Food Valley è nato attorno a un invito: la Festa dei Granai del Molino Dallagiovanna, a Gragnano Trebbiense. E così abbiamo deciso di costruirci intorno un piccolo viaggio tra Parma e Piacenza.
Il risultato è stato un fine settimana fatto di passeggiate nei centri storici, ottimo cibo, farina, pizza, tradizioni e luoghi che raccontano bene quell'Emilia che, quando si parla di gastronomia italiana, ha davvero molto da dire.
Un itinerario tranquillo per trascorrere due giorni nella Food Valley, alternando città ed esperienze gastronomiche, per godersela in posti belli, mangiando e bevendo bene... e se poi, come noi, ci abbinate anche dell'ottima compagnia, il risultato sarà perfetto!
La nostra prima tappa è stata Parma, città che dal 2015 fa parte della rete UNESCO delle Creative Cities of Gastronomy. Siamo stati accolti da un piccolo spettacolo di sbandieratori del Palio di Parma. Non che fossero lì per noi, ma è stato carino. Certo, abbiamo "perso tempo" e girato meno per la città, ma è stato un bell'impatto. Uno di quei casi che ti fanno già dire: adesso si guarda qua, tanto poi a fare un bel giro per Parma possiamo tornarci quando vogliamo.
Una passeggiata per il centro, però, non è mancata: si capisce che Parma si presta molto bene a essere visitata a piedi. Il cuore monumentale è naturalmente Piazza Duomo, dove si concentrano alcuni degli edifici simbolo della città: la Cattedrale, il Battistero e il Palazzo Vescovile. Il Battistero, rivestito in marmo rosa di Verona, è uno dei monumenti più riconoscibili della città e un esempio di storia dell'arte che si trova in tutti i libri, perché segna il passaggio dal romanico al gotico.
Poi il Teatro Regio, la Pilotta: il centro è raccolto, ma merita di essere visto con più calma: torneremo, è deciso!
A pranzo ci siamo fermati alla Salsamenteria di Parma, in Strada del Duomo. Basterebbe la posizione per essere felici. Poi arriva da mangiare ed è una libidine assoluta: le salsine che portano come entrée, perfette da condividere. E poi salumi, Parmigiano Reggiano, torta fritta (che è gnocco fritto, ma a Parma si chiama torta fritta). Si mangia, si beve lambrusco (o un altro vino emiliano o non: il sommelier è rimasto incantato dalla piccola, originale e curatissima carta dei vini), si chiacchiera. Si ammira la bellezza di questa città, nello struscio dei parmigiani che escono per lo shopping.
E poi i primi: noi abbiamo assaggiato anolini e tagliatelle, notevoli. E i secondi, anche se stavamo per esplodere: parmigiana di melanzane e guancette. Da urlo. Da bere solo un caffè, senza nemmeno sentire quali dolci ci consigliavano. Che peccato... Dobbiamo assolutamente tornare, vero?? Che mica si lascia un ristorante così senza nemmeno aver chiesto un dolce!
E poi, mangiare all'esterno vista bellezza è un'estasi... ma io immagino le sale interne, col fil rouge operistico, in una brumosa serata invernale dopo aver visto un'opera al teatro... e magari due tortellini in brodo per scaldarsi!
Abbiamo lasciato Parma per raggiungere Gragnano Trebbiense, in provincia di Piacenza. La destinazione era il pretesto di questo nostro weekend nella Food Valley: la Festa dei Granai al Molino Dallagiovanna, un pomeriggio dedicato al grano, alla farina e a tutto ciò che da queste materie prime nasce.
L'occasione era particolarmente interessante anche perché proprio durante la Festa dei Granai si è svolta la finale 2026 della Pizza Bit Competition, competizione dedicata ai pizzaioli professionisti, di cui io avevo già seguito la semifinale del Centro Italia, a Follonica. Nove finalisti, dopo un percorso iniziato con 135 professionisti e articolato in diverse fasi, si sono sfidati nella finale dedicata alla pizza Margherita. A conquistare il titolo di Dallagiovanna Pizza Ambassador 2027-2028 è stato il pugliese Ruggiero Francavilla.
Ma, per me, il momento più interessante della giornata è stato un altro.
Abbiamo avuto la possibilità di entrare nel Molino Dallagiovanna e visitarlo, andando oltre quello che normalmente si vede durante una manifestazione aperta al pubblico. Ed è stato proprio questo il valore aggiunto dell'esperienza. Perché vedere una festa dedicata alla farina è una cosa; entrare nel luogo in cui la farina viene prodotta e capire cosa c'è dietro è un'altra.
Dall'eccellenza della materia prima, che viene analizzata nel laboratorio prima di ogni altra cosa, alla trasformazione, alla splendida tecnologia dell'impianto e del magazzino. Lo so che alle persone normali interessa assaggiare cosa si produce con le farine eccellenti... ma io sono un chimico industriale... e quando vedo un impianto mi emoziono!
Non che siamo rimasti digiuni, eh! Abbiamo assaggiato prodotti d'eccellenza e vissuto da vicino l'evento, tra pizza, show cooking, incontri e momenti dedicati alla filiera.
Ed è proprio questo che mi piace della Food Valley: dietro a un piatto finito ci sono sempre persone, aziende, materie prime, competenze e territori che amano raccontare, raccontarsi, far vedere la bellezza del loro lavoro, prima della bontà delle eccellenze che producono.
Abbiamo dormito a Piacenza, in un affittacamere carino prenotato su Booking. La mattina successiva, passeggiata e colazione nel centro di Piacenza, senza programmi particolari se non, anche lì, ammirare le bellezze.
Piacenza, come Parma, merita più tempo di quello che siamo riusciti a dedicarle in questo weekend, ma anche una breve passeggiata permette di incontrare alcuni dei suoi luoghi più rappresentativi: Piazza Cavalli, centro politico ed economico della città fin dal Medioevo, dominata dal Palazzo Gotico e dalle due statue equestri dei Farnese realizzate da Francesco Mochi, e poi Piazza Duomo, con la Cattedrale, prima di continuare a piedi attraverso le vie del centro storico.
È una Piacenza da assaporare lentamente, magari proprio con una passeggiata mattutina prima di ripartire.
Per il pranzo della domenica ci siamo spostati nel territorio piacentino, destinazione La Buca, a Rivergaro. Qui il ritmo del viaggio è cambiato. Dopo le città, l'evento e il mondo professionale del molino, è arrivato il momento della tavola. Del pranzo della domenica insieme a una coppia di amici.
La Buca è un agriturismo e azienda agricola con una proposta legata alla cucina piacentina tradizionale e alla produzione vitivinicola dei Colli Piacentini.
Ma quello che ci ha colpito è soprattutto l'atmosfera familiare: pochi piatti, semplici, preparati con una dimensione casalinga, una tavola che non cerca di essere costruita per sembrare qualcos'altro e quell'idea di ospitalità che fa sentire immediatamente a casa.
Anche le stoviglie, l'apparecchiatura e il modo in cui viene vissuto il pranzo contribuiscono a questa sensazione. Non è il ristorante in cui vai per collezionare piatti sofisticati. È il posto in cui vai per sederti a tavola, chiacchierare, mangiare e stare bene.
Questo weekend mi ha confermato una cosa: per raccontare la Food Valley non serve necessariamente costruire un itinerario gastronomico fatto soltanto di ristoranti. Il bello è proprio poter mettere insieme esperienze diverse:
Tre tappe diverse, che possono diventare anche tre modi diversi di raccontare l'Emilia.
E questo, probabilmente, è il modo in cui continuerò a esplorare la Food Valley: un'esperienza alla volta, costruendo intorno a ciascuna di esse un piccolo itinerario. Perché spesso il viaggio più interessante non è quello che avevamo programmato, è quello che nasce da un invito, da un incontro o da un buon motivo per mettersi in macchina.
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