pensieri

Vorrei risposarmi, fosse solo per l'abito da sposa!

Sono una donna strana, lo so. Non ho mai sognato un matrimonio da favola, né un abito da sposa tradizionale. Mi immaginavo con un elmetto da lavoro in testa, in giro per stabilimenti. L'elmetto (e anche la tuta da lavoro "da vero uomo") li ho abbandonati finito il primo stage dopo la laurea. Poco dopo avrei conosciuto Enrico, abbandonata la chimica, tornata a Pisa da Milano, perché le storie a distanza possono anche funzionare, se vale la pena vivere a distanza.

Ed è stato buffissimo: i miei sogni sono cambiati. Pian piano ho preso consapevolezza che essere una donna, una ragazza, allora, e aspirare a lavorare ad alti livelli in un settore maschile come la chimica era roba folle. Ne ho preso coscienza dopo essermi vista passare avanti molti uomini solo perché erano uomini; e anche qualche donna, perché i gradi di separazione non sono un'opinione. E a me mancavano, a differenza di altre. Non è stato facile e tuttora nutro rancore nei confronti di chi ho visto superarmi per motivi che non fossero il merito.

Ho cambiato sogni e ho mutato obiettivi: ho messo il matrimonio al primo posto, perché la cosa che più desideravo era stare con Enrico e far famiglia con lui. E siccome per far questo mi serviva un lavoro fisso, ho messo da parte le ambizioni e le aspettative. Ero brava a studiare? Ottimo, avrei tentato la strada dei concorsi. Al primo sono andata in buca e dopo undici mesi mi sono finalmente sposata. Il prosieguo professionale è raccontato qui.

Ed è stato buffo. Buffissimo. Ho organizzato un matrimonio non sfarzoso, perché ho un marito che non ama stare al centro della scena, lui. Sono andata in giro per negozi di abiti da sposa. Avevamo fissato la data delle nozze per il 16 gennaio (2010, fra poco si festeggiano i 10 anni!). Sono partita da volere qualcosa di semplice, minimale. Fosse stato adesso, avrei cercato in rete tra gli abiti da sposa Pronovias. Sono uscita con un abito senza pizzi né applicazioni, con un po' di coda, una fascia coprispalle per il ricevimento e un giacchino con collo e manopole di pelliccia per la cerimonia. Non proprio semplice, il tutto, ma estremamente affascinante. Nonostante ne abbia provati molti e in vari atelier, ho comprato il secondo abito da sposa che ho provato.

Leggevo tempo fa delle statistiche secondo cui le spose scelgono il primo o il secondo abito che si provano. Per lo più, dopo averne indossati altri mille o duemila.

Io sono stata veloce. Troppo veloce. Col senno di poi, ammetto di essermi goduta troppo poco il momento: dopo diversi mesi di attesa, Enrico aveva capitolato. Ridete, ridete: qui sono stata io a fare la proposta di matrimonio. Volevo evitare la convivenza, perché ero certa (e lo sono ancora, a maggior ragione) che convivendo non si sarebbe mai più deciso a sposarmi. E invece a me piaceva l'idea del "mio per sempre". >, dice lui, aggiungendo un simpatico >.

Invece a me è piaciuta così tanto la giornata del matrimonio, che mi risposerei. E magari anche altre due volte, perchè con la consapevolezza dei quarant'anni è tutto più facile: ci ho messo una mattinata (quella del matrimonio, eh!) a imparare come si tiene il bouquet in una posizione rilassata. Metà foto me le ero giocate col bouquet che, manca poco mi copriva anche la faccia, se mi risposo saprò già come fare, no? E poi c'è anche la questione abito da sposa. Anzi, ce ne sono due di questioni abito.

La prima è che a fine giornata (del mio matrimonio) ho imparato, finalmente, a muovermi spostando la coda in scioltezza. Adesso saprei come fare e invece non ho più avuto occasioni di indossare un abito con la coda.

Poi c'è il fattore abiti da sposa corti. Online se ne vedono di belli e molto originali. Dopo aver provato l'abito lungo, il corto mi manca. Che poi, tutte le spose in corto che vedo mi piacciono un mondo. Adesso che vado a correre ho anche "la gambina tonica" (dice Enri): sì, forse mi starebbe meglio ora che dieci anni fa, un abito da sposa corto.

Mi piacerebbe anche l'abito rosso. So di non avere il fisico adatto, ma mi piacerebbe un mondo, perché sono una passionale. Certo, col consorte che rifugge dal centro della scena, l'abito rosso lo vedo più complicato: mi sa che non lo reggerebbe. Ci sarebbe l'opzione del cambio marito, direte voi, ma no, no, è il mio quello giusto per me.

Un altro matrimonio sì e magari anche due, ma il marito tengo il mio, eh!

Ph. credits: Martino Mancini

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