Con Paolo Pugni sul Cammino di Santiago: le città del cammino

Dopo Le Lezioni del Cammino, continua il camminare di Paolo e Franca verso Santiago...

Capita quando attraversi le città, lì lo vedi con evidenza. Non è che noi ne abbiamo attraversate tante, quella che c’è rimasta più impressa è Ponferrada, ci siamo arrivati che pioveva e ne siamo usciti con il sole. Non finiva più. Ci siamo fermati in farmacia a prendere dei Compeed, che ne avevamo portati tanti, ma da legge di Murphy mancavano quelli che servivano.

E quando attraversi le città ti mescoli, come se perdessi un po’ quella concentrazione, ma forse no, magari la trovi in modo diverso, stai attento ai segnali, li cerchi tra i cartelli del centro urbano.

E vedi nel tuo andare un susseguirsi di quartieri che spaccano la realtà.

Che ti viene quasi da parafrasare la Karenina: tutti i centri storici sono belli a modo loro, tutte le periferie sono tristi allo stesso modo. Che non è poi neanche vero, un po’ ingiusto, solo un poco.

Ma c’è che da lì ci passi e giudichi, o per lo meno osservi: e vedi che passi dentro zone belle e altre brutte, alcune tristi e altre allegre, sarà che con il sole sembra tutto allegro. E poi aree devastate dall’incuria e altre curate come un corpo di un neonato, alcune dalle quali vuoi fuggire subito e altre dove ti fermeresti per viverci.

E ti rendi conto che la vita è così, che ci sono giorni grigi come un sottopasso stradale pisciato e altri così carichi di speranza da specchiarsi nel giardino rasato di una villa ottocentesca. Ma se cammini, se vai avanti, se prosegui tutto passa e si confonde e quello che resta è il senso del tuo andare, del inseguire la meta, non ciò che hai attraversato, e hai lasciato. Niente disperazione, nessun rimpianto per nuvole e giorni, ma la serenità per la meta che si avvicina sempre di più.

Così come quando da lontano vedi un edificio, come la torre che ti sfida e minaccia a Ponferrada, che già la vedi da lontano nella valle quando ti butti giù dal colle delle Antenne e pensi che è impossibile che devi arrivare fin lì, che di lì devi passare tanto sembra lontana, e non vuole avvicinarsi mai. Poi la perdi e all’improvviso te la trovi di fianco, poi dentro che si allontana, quasi fugge, sconfitta, per la vergogna di non aver rallentato il tuo andare.

Anche questa è immagine della vita, di una data importante, di un incontro che mette paura, di un traguardo da fare tuo, che prima sembra irraggiungibile poi ti si affolla incontro, poi è lì e non te ne accorgi, infine ti saluta dal passato. E non ti sembrava cosa che si potesse fare, e invece eccola lì che fa già la storia, la tua storia.

Se però continui a camminare. Perché a stare fermi si finisce schiacciati.

 

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