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Lasciare un lavoro da impiegata per fare la blogger di professione

Sono passati otto mesi da quando mi sono licenziata. Otto mesi da quando, con una lettera ai miei figli pubblicata su Trippando, ho fatto sapere al mondo che avevo appena lasciato un posto fisso statale per diventare blogger a tempo pieno.

Lo stavo facendo perché volevo seguire le ambizioni, non perché ero costretta a prendermi cura dei miei bimbi. Certo, i due tipetti hanno avuto -e avranno- dei notevoli vantaggi in tutto ciò, in primis il poter andare a scuola solo la mattina, come si faceva ai miei tempi, senza dover, per forza, fare il tempo pieno. Col marito che lavora lontano, sono io che accompagno e riprendo i miei bimbi da scuola ed è con me che stanno il pomeriggio. Certo, se la stagione è bella e si può andare al parco sono una signora, che sto all'aria aperta e posso chiacchierare (e in questo lavoro, non avete idea di quante idee mi regalino quelle chiacchierate!), ma durante l'inverno stare pomeriggi in casa con i due tipetti... beh, diciamo che lavorare è meglio...

Ma dicevo... Sono passati otto mesi, quella lettera ha fatto il giro dell'Italia, sono finita su diversi giornali, non solo locali, e ho avuto l'onore di essere stata intervistata da Alessandro Milan su Radio 24 e di ricevere una troupe di Sky TG 24 a casa mia, per un'intervista in diretta durante il programma della mattina... E ancora trovo gente che mi ferma per strada e mi chiede perché l'ho fatto e gente che mi chiede se ne sta valendo la pena.

Al di là della curiosità al limite del voyeuristico... ma secondo 'sta gente io ho dato di matto e mi son licenziata per un capriccio? Ho quasi quarant'anni, una laurea in chimica industriale e un marito ingegnere che fa il bancario: ma secondo 'sta gente noi due conti non li avevamo fatti?

I conti sono stati fatti. E pure abbondantemente. Per consentire ai miei figli gli orari scolastici che stanno facendo, io avrei potuto lavorare non più di 20 ore a settimana e questo avrebbe comportato uno stipendio, al massimo di 700 euro in busta. Beh, certo, con contributi, malattia, ferie pagate, bla bla bla. Ovviamente non avrei avuto più tempo ed energie per il blog.

E adesso? Adesso lavoro dalle tre ore e mezzo alle quattro ore la mattina, in casa mia. Se c'è da pulire, pulisco. Mentre lavoro, preparo il pranzo. Siccome dentro casa mia il cellulare (sì, lo chiamo sempre così anche se costa ottocento euro e fa di tutto) prende poco; allora le chiamate di lavoro le accorpo di prima mattina e le faccio camminando a passo svelto. Se fossi restata dipendente, questa cosa sarebbe stata impensabile e di certo non avrei avuto tempo per palestre, passeggiate ecc.

Mentre il Toparco si rilassa alla TV o fa i compiti, riesco a lavorare ancora un po': magari cose mentalmente non impegnative, ma siccome pure quelle vanno fatte, un po' di tempo lo racimolo comunque.

Se volete farmi i conti in tasca, non dubitate, ma aspettate: ad un anno di distanza da quella decisione, vi regalerò pure i miei consuntivi!

E poi, faccio quello che mi piace fare... O, come dice Julia Roberts alias Vivian in Pretty Woman: <<Decido io quando, decido io come, decido io dove!>>

... E questo è il vero lusso!

P.S. Se avete un blog, aspettate di monetizzare, prima di abbandonare il vostro lavoro... come monetizzare? Ve lo insegno io: leggete qui... Vi aspetto!

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