Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Cristiana Bartolini

Ecco il settimo racconto che ci è pervenuto per partecipare al nostro contest “Scrivi e Vinci la Puglia” a tema “Una Vacanza natural-gastronomica in Puglia”.

 

Tre giorni in Puglia: troppo pochi!

Un invito a visitare la Puglia: a Marzo, ospite di amici, non la classica vacanza eno-gastro-balneare quindi!

Una minivacanza di soli tre giorni che mi ha lasciato il desiderio di tornarci: chissà che partecipare a questo contest creato da Silvia Ceriegi http://trippando.wordpress.com/2011/09/29/contest-scrivi-e-vinci-la-puglia-ecco-il-regolamento-completo/ e dal Pizzicato EcO Bed & Breakfast http://www.pizzicatobeb.com/ non sia l’occasione giusta! Intanto è stato sicuramente l’occasione per rivivere con i ricordi questa esperienza!

Per arrivare un viaggio lunghissimo: partenza dall’isola d’Elba dove io vivo, tutta l’Italia centrale fino a Caserta, altri duecento km in direzione Barletta.

Oliveti, vigneti, frutteti a vista d’occhio, distese infinite di campi di grano tutti molto bel curati, filari di viti intervallate da alberi da frutto, il famoso Tavoliere delle Puglie che non finisce mai. Finalmente il mare Adriatico!

Arriviamo a Barletta: si trova sul mare e unisce l’entroterra sannitico alla litoranea che porta dal Gargano dove si trova il Pizzicato EcO Bed & Breakfast, a Bari e Brindisi. Nei pressi la famosa località di Canne dove durante la seconda guerra punica, i romani furono sconfitti dall’esercito di Annibale. Il posto infatti adesso si chiama Canne della Battaglia! Chissà perché non mi ricordavo proprio che la celebre Canne fosse da quelle parti!

E la famosa disfida di Barletta che portò alla vittoria nel 1503 della compagine italiana con l’eroe Ettore Fieramosca, come si fa a non ricordarsela?

Benvenuti a Trani, città della pietra”: la pietra bianca e madreperlacea arreda infatti elegantemente tutta la città, dalla Cattedrale alle banchine del porto. E Trani è veramente affascinante: fin dal medioevo città di pescatori e grandi marinai, grandi commercianti con l’oriente, crocevia di culture e di popoli. Tre parole simbolo di poteri forti: la Chiesa, lo Stato, la Legge, rappresentate alla grande a Trani dal Castello svevo, dalla Cattedrale romanica, dal Palazzo Torres sede del Tribunale.

La Cattedrale Romanica di San Nicola Pellegrino tutta costruita con la pietra di Trani, un tufo calcareo dal colore roseo chiarissimo, quasi bianco, si erge, maestosa e solitaria, proprio a ridosso del mare, svolgendo oltre che una funzione religiosa, un luogo di riferimento per tutti i naviganti.

Nei pressi della Cattedrale e sul mare vi è anche il Castello svevo fatto costruire da Federico II e utilizzato anche come base di partenza per le crociate.

Passeggiamo per il centro storico: camminiamo sulle “chianche”, le pietre rustiche chiare che costituiscono anche i pavimenti delle masserie e dei trulli di Alberobello. Ammiriamo chiese, palazzi antichi, il quartiere ebraico, testimonianza di una comunità ebraica che fin dal medioevo favorì lo sviluppo commerciale di Trani.

Proseguiamo fino al porto e alla darsena: bellissimi pescherecci a sinistra, dai colori intensi e dai nomi evocativi, e la distesa di barche da diporto a destra. Odore di pesce fresco all’arrivo dei pescherecci, veloci e attentissimi gli acquirenti abituali che scelgono con maestria ricci, pesci e frutti di mare come cozze, vongole veraci, polpetti e scampi, che vengono consumati anche crudi secondo la tradizione.

Le paranze approdano a dieci metri dai ristoranti che elaborano il pesce secondo le ricette tradizionali: acciughe marinate, insalate di frutti di mare, linguine allo scoglio, pepata di cozze, orata al forno. Profumi e sapori pugliesi conosciuti in tutto il mondo: caciocavallo podolico, mozzarella e burrata di Andria; pane fresco di Altamura; rosse ciliege di Bisceglie; Moscato di Trani, Primitivo di Manduria e vino DOC Castel del Monte; l’olio extra vergine d’oliva.

Io sono curiosa però di assaggiare i lampascioni: sono caratteristici bulbi simili a cipolline, non sono però della famiglia delle cipolle, hanno un gusto leggermente amarognolo e sono apprezzate soprattutto in Puglia. Sono appassionata di cucina tradizionale e mi sono spesso cimentata con i piatti tipici pugliesi come la tiella di cozze e riso, l’impepata di cozze, le orecchiette con le cime di rapa, la cicorietta con la purea di fave, i lambascioni però non li ho mai trovati da comprare!

E pensare che qualche anno fa Renzo Arbore cercò di farli conoscere meglio a tutta l’Italia presentandoli come risposta pugliese ai nobilissimi tartufi! Crescono spontaneamente nei terreni incolti, hanno un gusto unico e inconfondibili mi dicono e sono indicati come antipasto o abbinati ad altri cibi. La loro preparazione è molto laboriosa: vanno lavati ripetutamente e scottati.

Come racconta una simpatica baresina: “Si dice che i lampascioni siano potenti afrodisiaci! Ma si dice anche che, per funzionare, hanno bisogno di collaborazione, insomma danno una mano nelle battaglie d’amore ma certamente è l’amante che deve metterci del suo. E mi sembra una meravigliosa allegoria sull’uso alimentare dei lampascioni che, per esser buoni sono buoni, ma che, se ben accompagnati, sono meglio.”!

By Cristiana Bartolini

 

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