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Storia del più bello stemma di città del mondo.

Durante il mio ricercare documenti fatti storie in archivio, un giorno mi sono imbattuto in un documento incredibile, che non vedevo l'ora di rendere pubblico...

Silenzio.

La postura del figlio dell'uomo parla nel silenzio, squarciato dal suo incedere deciso.

Il suo viso è severo, ma incute pace e traspare consapevolezza.

Ha un non so che di solitudine, scritto nel suo essere deciso, severo, forse dovuto alla convinzione che la sua essenza lo porterà comunque ad essere "diverso".

Lui, che aveva sofferto ogni pena terrena, ora vanifica l'unica certezza certa dell'essere umano: la morte...

Paradossale e contrastante, si contrappone al sonno che pervade gli uomini ai suoi piedi nel suo trionfo imperante: come se i mortali non si accorgessero di cosa sta avvenendo in quel preciso istante, lì, accanto a loro...

Questo maestoso disegno, pensato come vessillo della città che gli aveva dato i natali, fu pensato dal più grande pittore che abbia mai preso vita in questo mondo: Piero della Francesca.

E' grazie ai suoi maestosi segni che ho imparato a vedere l'altro.

Troppo facile pensare che tramite la tecnica, la prospettiva, la scomposizione geometrica delle forme complesse si potesse rappresentare facilmente il segno della vita...

De prospectiva pingendi è stata la mia bibbia.

Il libro dei libri, quello che mi ha insegnato a vedere l'essenza del disegno: la ricerca dell'anima, della dimensione "altra" del soggetto ritratto...

Perchè mastro Piero sapeva già che il soggetto cardine della scena non doveva essere l'unico elemento che partecipava a rendere un disegno un bel disegno: nel campo ripreso era meglio inserire dei riferimenti che facessero ruotare, rimbalzare la vista di chi lo osserva, tanto da farlo finire in un vortice di colori che divengono emozioni atte a far percepire l'anima del soggetto rappresentato, che a quel punto riesce a parlare di sé...

E poi quei riferimenti apparentemente nascosti a svelare lo scorrere del tempo, come l'inverno alla destra del risorto e l'estate alla sua sinistra, a significare notte e giorno, morte e vita, immobilità e produzione, sonno e risveglio...

Questo esemplare atto d'Amore nei confronti della sua comunità, Piero lo pensò per esplicare da dove egli venisse a chi, pochi anni prima, aveva deciso di soppiantare i precedenti signori: quella Firenze nella quale arrivò giovanetto per imparar l'arte, ma con dentro già una sua identità atta a rivelare la bellezza del creato, a non farsi rinchiudere in fondali dorati o architetture rigide.

Piero, che dal Borgo del Santo Sepolcro aveva permeato l'universo del suo sentire le cose dipingendole, regalò al suo paese l'opera perfetta, trasformandola nel segno-simbolo della città stessa...

E' per questo che un giorno da oggi e per l'infinito scorrere del tempo, fieri dovranno essere i biturgensi di aver rappresentato nel loro stemma di città la Resurrezione del Cristo Re dei Giudei, uomo meraviglioso che tanto ha insegnato al mondo.

Quasi quanto Piero della Francesca, pittore di e da Dio...

Ringrazio lo staff Advertigo per avermi fatto riscoprire i luoghi di Piero durante il #ttexperience del #ttpaliobalestra di #Sansepolcro ed i miei compagni di viaggio Milly, Gian Luca, Valentina e Georgette per avermi sopportato...

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