Mostar: i suoi cimiteri e la sua nuova vita

“Quando vedi una tomba grigia significa che la persona è morta prima della guerra, quando vedi una tomba bianca, ecco quelli sono i morti della guerra”.


A Mostar i cimiteri sono ovunque: non sono confinati dentro alte mura come siamo abituati noi in Italia, ma sono lungo le strade e a fianco ai parchi cittadini.
Mi affascinano da sempre i cimiteri posizionati in questo modo, quasi che i vivi debbano ancora in qualche modo interagire con i morti, essere loro più vicini.

A Mostar, però, i cimiteri sono tanti e le tombe bianche troppe.
Durante la guerra degli anni ’90 del secolo scorso si è dovuto ridurre il numero di parchi pubblici per trasformarli in cimiteri, tanti sono stati i morti di quella folle guerra.

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Ho voluto iniziare così a parlare di Mostar perchè non ci si dimentichi di cosa ha vissuto in tempi recenti questa affascinante città della Bosnia-Herzegovina situata nel cantone della Neretva.
La Neretva è il fiume che scorre a Mostar; è il fiume che scorre sotto il famoso ponte che fu completamente distrutto e che con grande volontà ed orgoglio gli abitanti di Mostar ricostruirono appena dopo la fine della guerra.
E’ anche il fiume dove si svolge ogni anno a fine luglio la gara di tuffi dal ponte; proprio nel week end in cui io ero lì ho potuto assistere a questo impressionante spettacolo. Baldi giovani accuratamente allenati si tuffano da un’altezza di circa 25 metri per mostrare la propria virilità ed il proprio coraggio.
Vi confesso che di coraggio ce ne vuole davvero tanto!! A me faceva impressione guardare loro che con scioltezza e disinvoltura scavalcavano il parapetto e si preparavano al tuffo.

Mostar è  una città viva e vitale che nonostante le ferite ha voluto ritornare alle tradizioni (come quella dei tuffi) e che si mostra ai visitatori nella sua veste migliore.
Alcuni edifici ancora portano i segni delle granate e dei proiettili, ma moltissimi altri sono stati ricostruiti o sono rimasti intatti.

La visita alla città deve, a mio parere, iniziare dal simbolo: lo Stari Most, il Ponte Vecchio. L’originale datava 1566; quello attuale è stato ricostruito nel 2004 in modo fedele.
Ai due lati del ponte ci sono due torri: Tara e Halebija. La torre di Tara è un interessante museo del ponte e val bene una visita, se non altro per ammirare dall’alto la vista sul ponte, sulla città e sulla Neretva.

La città vecchia, da un lato e dall’altro del ponte, permette di scoprire edifici storici e religiosi incastonati tra i negozi di souvenir e i ristoranti che in questa zona della città sono indubbiamente numerosi. E’ qui infatti che si ritrova la maggior parte dei turisti e non è raro sentir parlare italiano mentre si passeggia tra le viuzze pedonali.

L’edificio del vecchio bagno turco, accanto alla Tabhana, la zona dove un tempo si conciavano le pelli, è stato riportato agli antichi splendori ma è oggi dedicato ad un museo fotografico sulla ricostruzione dopo la guerra.

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Interno del vecchio Bagno Turco

Tra le moschee, la più suggestiva è quella poco distante dal ponte, quella Koski Mehemed-Pasha che si affaccia su un delizioso giardino e alle cui spalle è possibile godere della più bella vista verso lo Stari Most.

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Koski Mehemed-Pasha, interno

Per comprendere meglio le tradizioni e la cultura di questa città, per lungo tempo dominata dagli Ottomani, è necessario fermarsi in una delle case ottomane appunto. La fedele ricostruzione degli ambienti e le suppellettili che vengono mostrate permettono di capire come vivesse una famiglia ottomana; in alcuni casi è possibile anche pernottare in queste case-museo (es. la Casa Muslibegovic): le camere ovviamente sono dotate di tutti i confort attuali!
Vi suggerisco di visitare la Casa Biscevic, che affaccia sul fiume; al suo interno vengono mostrati non solo gli ambienti in cui viveva la famiglia ottomana, ma anche le suppellettili che la arredavano e gli abiti che erano indossati dagli uomini e dalle donne che ci vivevano. Un reale spaccato di com’era la vita fino alla fine del XIX secolo.

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Casa Bicevic

La passeggiata nel centro storico ben si adatta ad una giornata di visita a Mostar, perpercepire l’atmosfera del passato e riflettere sugli avvenimenti recenti.

Altri post dal blogtour #adriatictour, qui.

 

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7 thoughts on “Mostar: i suoi cimiteri e la sua nuova vita”

  1. Paola,
    ti avevo già scritto di quanto mi faccia male ogni volta vedere quel ponte…
    Gli anni ’90 del secolo scorso sono stati l’esempio dell’indifferenza dell’uomo occidentale contemporaneo, che aveva come vicini di casa popoli che si stavano letteralmente scannando e a tal riguardo non muoveva un dito, se non per far ancor più danni… Su bosniaci e serbi sorvolo, perchè non mi è mai piaciuto far di tutta l’erba un fascio, ma su italiani, francesi, austriaci e tedeschi, no.
    Il ponte di Mostar è il segno della poca attenzione alla cultura, all’arte ed all’essere umano in generale.
    Punto.
    Comunque il post, manco a dirlo, è fighissimo…
    Pace e bene…

  2. […] Forse però non sapete che sogno Istanbul già da un po’. Più o meno da quando sono stata a Mostar, la prima città dall’impatto turco che ho visto. Quest’estate siamo stati a Sarajevo e […]

  3. […] piccola città, non è di certo conosciuta come Sarajevo, Mostar e Medjugorje, ma credo che, come scuccede in tutti i paesi del mondo, i luoghi sconosciuti possono […]

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