Una dichiarazione d’amore e tante idee per visitare Bruxelles

Qualche giorno fa mi arriva un messaggio da Serena Collina: <<Silvia, ti fa piacere se scrivo un articolo su Bruxelles?>>. <<Certo che sì>>, è stata la mia risposta. Eccola qui, la sua dichiarazione d’amore nei confronti della capitale belga…

Bruxelles è una città che gli stessi abitanti definiscono spesso moche, cioè brutta, svilita dal suo grigiore, che si manifesta negli edifici non sempre eleganti e nel cielo piovoso. Quella che mi preparo a scrivere, non è un’apologia di Bruxelles, ma una sincera dichiarazione di amore per una città che troppo spesso viene visitata in due giorni e associata solo alla sua realtà di capitale dell’Unione Europea. Una città che non ha solo il Manneken Pis, l’Atomium o la Grand Place da offrire al visitatore, ma una varietà di stili, culture e tipiumani unici. Che ne dite, partiamo?

Il tardo pomeriggio era il momento della giornata che preferivo quando abitavo a Bruxelles. Finito il lavoro, inforcavo la mia bici e pedalavo fino agli stagni di Ixelles, les Étangs, dove mi piaceva passeggiare guardando da una parte gli eleganti salici piangenti e dall’altra le stupende case in stile Art Nouveau e Déco.

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Vicino agli stagni, si trova la mitica Place Flagey, che attira la gioventù di Bruxelles per l’offerta eterogenea di musica, teatro e locali. A uno degli angoli della piazza si trova il frequentatissimo Café Belga, situato al piano terra di un edificio modernista, sede di una delle prime maisons de la radio in Europa e che attualmente ospita diversi centri di registrazione, un cinema e uffici di alcuni giornali locali. Il fine settimana la piazza si anima per il mercato ricco di sapori e profumi da tutto il mondo, la gente si mette in coda per le squisite frites che si contendono il titolo di migliori patatine di Bruxelles con quelle di Maison Antoine in Place Jourdan e circa una volta al mese, sulla Chaussée d’Ixelles, che parte dalla piazza, si fanno affari nel colorato mercatino vintage e dell’usato. Da non perdere a Bruxelles, sono i bellissimi municipi; bisogna, infatti, sapere che la città è divisa in communes, ognuno dei quali possiede un suo palazzo comunale molto caratteristico, i miei preferiti sono quelli di Ixelles, Saint-Gilles e Schaerbeek.

Bruxelles non è una di quelle città che vuoi necessariamente vedere dall’alto, il suo skyline non è sicuramente indimenticabile, eppure esistono dei punti panoramici inconsueti da cui si ha un’ampia visuale sulla città, ad esempio dal tetto dell’orrendo Parking 58, appena dietro l’imperdibile zona intorno alla Chiesa di Sainte-Catherine, oppure dall’arco di trionfo al parco del Cinquantenario. La vista da Place Polaert, però, è la mia preferita, mi ha sempre emozionata, forse perché è il traguardo del lungo viale alberato (Avenue Louise) che sfocia nella bella piazza Stephanie, per poi riprendere e ingarbugliarsi nel complicato incrocio di Place Louise e infine arrivare lì, davanti all’immenso palazzo di giustizia, su un terrazzone panoramico a sbalzo sul quartiere meta prediletta del mio vagare: le Marolles. Evitando di prendere quello scellerato ascensore, si scende in una zona della città che oggi lotta con tenacia e ostinatezza per preservarsi dalla cavalcante “sablonizzazione”, ovvero gentrificazione. Nelle Marolles si respira un’atmosfera particolare, si viaggia nel tempo fra la merce in esposizione al mercato dell’antiquariato in Place du Jeu de Balle, si riscoprono oggetti perduti nelle vetrine delle Rue Blaes e Rue Haute e può capitareancora di sentir parlare lo zwanze, un dialetto musicale ricco di battute e scrigno del folclore della capitale belga.

Questo paragrafo è per chi non può proprio rinunciare alle classiche tappe turistiche, ma con qualche piccolo consiglio per renderle un po’ più interessanti. La curiosità vi porterà probabilmente ad andare a vedere la statua del famoso bambino che fa la pipì, il Manneken Pis, attorno a cui girano numerose leggende. Forse non lo sapete, ma Manneken ha anche una sorellina, Jeanneke Pis, che si trova fra i numeri 10 e 12 dell’Impasse de la Fidélité, e un cagnolino, lo Zinneke Pis, all’angolo della Rue des Chartreux. Fuori dal centro, si trova invece l’Atomium, costruito in occasione dell’Expo 1958. Vi consiglio, già che siete in zona e visto che nei dintorni non c’è molto altro da vedere, di concedervi una bella passeggiata fino all’immenso parco di Laeken, dare un’occhiata da lontano alla residenza della famiglia reale belga (Castello di Laeken) e raggiungere l’affascinante Pavillon chinois, che ospita tra l’altro il Museo dell’Estremo Oriente. Scendendo alla fermata Simonis (M2), ci si trova davanti ad uno spettacolo meraviglioso: un lungo viale alberato che conduce alla grandiosa Basilique du Sacré-Cœur, conosciuta come la Basilique de Koekelberg, perché eretta nell’omonima commune.

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Dopo un primo progetto dell’inizio del secolo scorso, che la voleva costruita in stile neogotico, ne seguì un altro con un budget molto ridotto a causa delle ristrettezze economiche del primo dopoguerra e si decise così di realizzarla in cemento armato e in stile Art Déco. Imperdibili sono i concerti di Natale, che in questo scenario assumono un’aria davvero magica. A proposito di concerti, non posso non nominare alcuni dei posti dove, a mio parere, si sente dell’ottima musica: il Botanique, situato nelle serre dell’antico giardino botanico di Bruxelles, il cui calendario eclettico propone concerti di cantanti emergenti; il Bozar, il centro culturale per eccellenza di Bruxelles, con un’agenda ricca di eventi musicali unici e di classe; il Café Central, un locale nel centro città, punto d’incontro per gli amanti della musica live sperimentale e alternativa. In aggiunta a questi, vorrei nominare il mio adorato Goupil le Fol, un cantuccio con luce soffusa arredato di memorabilia di ogni tipo, dai quadri più improbabili alle statue della Madonna, dai cartelloni pubblicitari dell’Ottocento fino alle maschere africane; sorseggiando un buon bicchiere di vino di sambuco, ci si lascia trasportare dalle note delle intramontabili canzoni di Piaf, Brel e Ferré. Fra i tanti musei che valgono una visita, ne vorrei menzionare due in particolare. Il primo è il Centro Belga del fumetto (CBBD), una vera sorpresa per me, che non conosco e amo granché il genere; il museo è molto luminoso, con spazi aperti ed eleganti, mentre l’esposizione fornisce molte informazioni sulla nona arte, dalla nascita dell’idea nella mente del fumettista, alla sua trasposizione su carta in una prima bozza, per poi passare alla creazione della storia, alla colorazione, alla scelta del tipo di carta su cui stamparlo, infine la pubblicazione e la distribuzione. Il museo offre un percorso interattivo alla scoperta dei grandi classici belgi come Tintin e i Puffi e degli ultimi fumetti realizzati interamente al computer. Il secondo museo che vi consiglio fortemente è la Fondation Folon, che si trova a La Hulpe, a venti minuti da Bruxelles, in quella che Bruxelles si trova in un paese meraviglioso, il Belgio!

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Oltre a essere uno stato bilingue e con due (in realtà moltissime) culture e tradizioni, il Belgio è sufficientemente piccolo da poter essere girato in lungo e in largo in un tempo relativamente breve. Concedetevi una gita sulle spiagge del Mare del Nord, a Knokke e Ostende, una visita alla romantica Brugge (Bruges), alla dinamica e modaiola Anversa e alla città delle torri che nomina anche Brel nella sua Marieke, Gent (Gand). Lasciando le Fiandre e spingendosi a sud, in Vallonia, potrete recarvi a Mons, capitale europea della cultura 2015 e Namur, che sorge alla confluenza tra i fiumi Mosa e Sambre.

On y va? Kom op!

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