Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte: un fine settimana tra i borghi d’Abruzzo

Eccomi! DADAbruzzo è tornata da voi come promesso.

associazione_dadabruzzo

In questo primo post vi porterò nella provincia aquilana, sull’altopiano di Navelli, famoso per la coltivazione dello zafferano. Visiteremo Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte, tre borghi inseriti all’interno di una splendida cornice: il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Inizieremo il nostro viaggio virtuale da Santo Stefano di Sessanio, un piccolo borgo di circa 120 abitanti, posto a 1251 metri di altitudine e protagonista di un importante progetto di recupero architettonico, che ha saputo conservarne le caratteristiche originarie.

Santo Stefano di Sessanio nacque tra l’XI e il XII secolo come roccaforte d’avvistamento, per poi assumere, gradualmente, l’aspetto attuale. Fece parte della Baronia di Carapelle, insieme a Calascio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio e Carapelle Calvisio.

piazza_principale_santo_stefano

Uno stemma sulla porta d’ingresso a sud-est, ne ricorda l’appartenenza all’illustre signoria dei Medici dal 1579 al 1743.

santo_stefano_porta_con_stemma_mediceo

In questi due secoli il borgo conobbe un periodo di prosperità dovuto al commercio della lana “carfagna”. Dovete sapere, infatti, che il territorio di cui vi sto parlando era attraversato dal Tratturo Magno, uno dei più importanti dell’Italia centro meridionale, attraverso il quale, durante la transumanza, si spostavano i pastori con le greggi.

santo_stefano2

L’antico tessuto urbano, ancora riconoscibile, è caratterizzato da case-torri e case-mura, percorsi coperti, loggiati, finestre in pietra ed eleganti portali. Purtroppo, la bella torre “medicea” di origine trecentesca, che con i suoi 18 metri di altezza svettava sopra le case del centro storico, è crollata durante il terremoto aquilano del 2009.

torre_medicea_santo_stefano_sessanio

La chiesa di Santo Stefano Protomartire, costruita tra il XIV e il XV secolo, si affaccia sulla piazza del paese e custodisce una statua cinquecentesca della Madonna. Non lontano dall’abitato, sulle sponde di un piccolo lago — ideale per una passeggiata romantica o per un tête-à-tête con i vostri pensieri —, sorge un santuario dedicato alla Madonna delle Grazie, risalente al XVII secolo.

chiesa_S.Stefano di Sessanio

Calascio è il secondo borgo di questo nostro itinerario virtuale. Ha circa 165 abitanti e conserva notevoli esempi di architettura civile e religiosa.

la_rocca_di_calascio3La sua esistenza è documentata già dal IX secolo come possedimento del monastero di San Vincenzo al Volturno. La rocca, invece, fu costruita intorno all’anno Mille, come torre d’avvistamento. Oggi è una delle fortificazioni più alte d’Italia, posta a circa 1500 metri di altitudine. L’edificio, a pianta quadrata, ha quattro torri angolari a scarpa e un maschio centrale. Originariamente era isolato, ma fu potenziato dai Piccolomini nella seconda metà del Quattrocento, assumendo l’aspetto attuale. L’ingresso alla rocca si trova nella torre centrale, a circa 5 metri da terra. Vi si accedeva dalla corte esterna con una scala di legno retrattile. Il primo documento in cui viene citata Rocca Calascio come torre d’avvistamento risale al 1380. Fu dominio dei Medici dal 1579 al 1743, per poi passare in mano ai Borbone.

la_rocca_di_calascio1

La sua maestosità, il modo naturale di fondersi con il terreno impervio e roccioso su cui è sorta e il meraviglioso contesto paesaggistico che la circonda, la rendono unica. Nel 1985, Richard Donner vi ambientò alcune scene di Ladyhawke, e l’anno successivo fu il set del film Il nome della rosa con Sean Connery. A poca distanza dalla Rocca, c’è la chiesa di Santa Maria della Pietà, costruita alla fine del Cinquecento su una preesistente edicola votiva. Nel 1703, un violento terremoto demolì Rocca Calascio, e molte persone decisero di trasferirsi a Calascio, il paese sottostante. Il suo declino iniziò alla fine dell’Ottocento.

chiesa_santa_maria_pietà_calascio

Termineremo questo breve viaggio con un altro borgo medievale: Castel del Monte, un esempio ben conservato di fortificazione urbana in Abruzzo. Sorto tra l’XI e il XII secolo, conserva diverse testimonianze del suo antico splendore. Il centro storico del paese è caratterizzato da vicoli, piazzette, quattro torri lungo il perimetro e case mura. Nel Ricetto è stato individuato il nucleo originario dell’abitato. Qui, l’antica torre d’avvistamento è stata inglobata nella chiesa di San Marco come campanile. Quattro delle cinque porte d’accesso al borgo sono ancora visibili: Porta Ricetto, Porta di San Rocco, affiancata da una torre quadrata, Porta di Santa Maria e Porta di Sant’Ubaldo. Accanto alla Porta di San Rocco sorge la chiesa omonima, costruita nel 1656 dai superstiti di un’epidemia di peste.

castel_del_monte

Interessante è la chiesa della Madonna del Suffragio, risalente alla prima metà del Quattrocento, e dal 1685 sede di una confraternita cui appartenevano i più ricchi proprietari di ovini. Vi si svolgeva il rito delle Quarant’ore, un atto di purificazione e una richiesta di protezione da parte dei pastori prima della partenza verso il Tavoliere delle Puglie. La chiesa più antica del borgo è quella dedicata a San Marco, nata probabilmente come cappella annessa al castello e poi ampliata. L’interno è arricchito da 14 altari commissionati tra il XV e il XVI secolo dalle famiglie benestanti del paese. Il suo schema planimetrico è ricalcato dalla chiesa di San Donato Fuori le Mura, che domina il borgo dall’alto. La chiesa di Santa Caterina, invece, era la sede della Congregazione della SS. Annunziata, mentre quella dedicata alla Madonna delle Grazie, situata fuori dal centro storico, era teatro di una processione che percorreva il paese per invocare l’arrivo della pioggia in periodi di siccità. Vi partecipavano il clero, i fedeli e delle vergini scalze vestite di bianco e coronate di spine.

Tra i palazzi storici ricordiamo quello della famiglia Colelli, la cui struttura è rimasta intatta. L’edificio ha subito numerosi smembramenti nel corso del tempo, e una leggenda narra l’esistenza di una stanza segreta in cui sarebbe nascosto un tesoro. Un altro edificio degno di nota è il Palazzo del Governatore, costruito tra il XV e il XVI secolo, anch’esso smembrato.

Castel del Monte è un museo diffuso — case e stanze in disuso ospitano la ricostruzione di ambienti tradizionali che illustrano la vita quotidiana all’epoca della pastorizia transumante — e un “Paese dipinto“, perché i ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila hanno ideato e realizzato delle opere sui muri delle abitazioni: mosaici e affreschi che raccontano il paese e le sue tradizioni. Infine,  il 17 agosto di ogni anno, vi si ripete lo spettacolo teatrale de La notte delle streghe, basato sui racconti di un poeta-pastore locale, nato a Castel del Monte nel 1890. La particolarità di questo spettacolo è che lo spettatore può interagire con gli attori, attraversando le scene.

Bene, siamo arrivati alla fine di questo breve viaggio insieme. DADAbruzzo vi lascia, ma tornerà presto con un altro itinerario abruzzese. I borghi di cui vi ho parlato sono una meta irrinunciabile per chi visita l’Abruzzo, tre luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato.

P.S. Vi ricordo che per qualsiasi domanda su questo o su altri itinerari potete scrivere un’email a dadabruzzo@libero.it

Related posts

1 thought on “Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte: un fine settimana tra i borghi d’Abruzzo”

  1. […] Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte: un fine settimana tra i borghi d’Abruzzo […]

Leave a Comment

diciassette + 6 =

Fai l\'operazione indicata *