Sarteano, la Via dei Molini: passeggiando fra storia, natura e aneddoti divertenti

Fino ad oggi avete letto molti post che parlano di Sarteano.

Vi sarà sembrato che per la maggior parte del tempo abbiamo mangiato e soggiornato in belle strutture accoglienti, ma come vi ho già detto a Sarteano c’è di più: ci sono le persone con la loro passione per il territorio, e poi c’è la storia e l’ambiente che aiutano gli abitanti ad essere così innamorati della loro terra.

A U T U M N  S A L E

Sarteano è un paese di collina a circa 600 metri sul livello del mare e, inaspettatamente, almeno per me, legato all’acqua.

Talmente legato da far si che l’elemento acqua sia stato per anni l’elemento trainante dell’economia del territorio

Per smaltire tutto il ben di Dio che ci siamo gustati nei vari ristoranti di Sarteano siamo stati condotti a gruppi in passeggiate “digerenti” con guide del territorio. Quello di Sarteano, ovviamente.

Il mio gruppetto ha imboccato la strada della Via dei Molini, con la specialissima Brunella, guida competente e appassionata che ha spaziato dalla geologia alla storia come bere un bicchiere d’acqua.

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Sarteano e un altipiano con terreno permeabile.

La zona è ricchissima di acqua rispetto agli altri paesi vicino.  Una sorgente termale con acqua a 24 gradi costanti passa sotto ai nostri piedi e ancora oggi è utilizzata “per dare una spinta in più” al riscaldamento del teatro e del Palazzo Comunale.

La prima fonte economica di Sarteano è stata l’agricoltura, facilitata proprio dall’enorme presenza di acqua. Ma i corsi e la sorgente sono stati sfruttati anche per lo sviluppo di altri tipi di economia, che nel corso dei tempi, hanno avuto diverse fortune.

Già dal periodo romano, la presenza di acqua a temperatura costante ha fatto in modo che le donne potessero utilizzarla per lavare i panni, attività che si è svolta fino agli inizi del ‘900. Sarteano era un paese ricco, per questo poté permettersi di costruire lavatoi coperti.

Due piccioni con una fava: lavaggio dei panni al coperto e con acqua calda non sulfurea.

Noi seguiamo Brunella nella nostra passeggiat,a che a sua volta segue il corso delle acque. Il percorso è facilmente individuabile tramite cartelli segnaletici, ma soprattutto seguendo l’elemento naturale. Lungo il percorso dell’acqua troveremo strutture di sfruttamento quasi intatte, pensate per sfruttare al meglio le pendenze in modo che le macine non si fermino mai.

pala di mulino

Non a caso il percorso è chiamato via dei Molini. La prima azienda nata a Sarteano, guarda caso, è stata proprio una cartiera, che per lavorare necessità di una corrente di acqua continua.

Ma la presenza idrica ha favorito anche altri tipi di attività: un altro esempio emblematico di lavorazione che necessità di una gran quantità di acqua è l’attività di tintoria e conceria.

L’attività della conceria, mi ha fatto subito balenare il lumino della curiosità: che genere di animale da pelliccia poteva essere conciato, e quindi prima ancora della conciatura, cacciato su questo altipiano o in mezzo ai boschi? Non mi era sembrato ambiente da orsi ed ermellini, forse volpi, sicuramente cinghiali, ma voglio vedere chi si metterebbe un bel collo di cinghiale magari per andare a Teatro.

In realtà l’attività conciaria veniva effettuata con animali da allevamento!

Volete sapere allevamento di che cosa? Io ho posto la domanda, poi mi sono pentita e ho pensato hai miei guanti di pelle con interno in pelliccia!!! Sono rabbrividita.

Per un certo periodo sono state allevate le NUTRIE che venivano utilizzate sia per la concia che per essere mangiate.

In Sud America mangiare le nutrie andava di moda, fortunatamente questa moda non ha avuto molta fortuna a Sarteano, perché ho paura che oggi alla Trattoria Tripolitania avrei potuto avere un piatto di Nutria al forno piuttosto che il polpettone. Mi è andata bene.

Il percorso delle acqua prosegue; gli intermezzi divertenti e curiosi che Brunella inframezza ai racconti storici e paesaggistici, ci fanno sorridere e divertire, mentre senza accorgerci di nulla digeriamo il pranzo ammirando la val di Chiana ai nostri piedi, attraversando le vie cave pensate e scavate dagli etruschi per poter raggiungere Chiusi nel modo più veloce possibile e incontrando casali meravigliosi, vigne e molini antichi e recenti, ristrutturati e in disuso che rappresentano un segno caratteristico di questo territorio.

mulino

Dagli etruschi che immagino scendessero verso Chiusi con i loro cavalli attraverso le vie cave scavate tra pareti di roccia che raccontano secoli di storia geologica alle enormi terme romane che si nascondono in mezzo ai campi la cosa che più mi ha sorpreso è che questo percorso non è pensato esclusivamente per i turisti ma è luogo di abituale passeggio per i Sarteanesi.

Vi ricordate che quando vi ho parlato degli abitanti di Sarteano vi avevo lasciato in sospeso con un aneddoto che parlava di tacchine e di water?

Brunella ha raccontato questa storia buffa e carina su come veniva utilizzata la tazza del water dai mezzadri che coltivavano in questa zona:

“I contadini essendo mezzadri quindi semplicemente degli operai, nei poderi non avevano nulla: le finestre erano finestre e come diceva la mi nonna ci passano i gatti a coda ritta.Gli spifferi erano all’ordine del giorno e non avevano certo il bagno in casa, anzi il bagno non c’era: d’inverno si andava nella stalla dei buoi e d’estate c’era un bagnetto esterno di solito fatto in un baracchino. In Val D’Orcia accade una cosa un po’ particolare: una proprietaria terriera, tale Marchesa Origo, che possedeva tantissimi poderi, ma aveva una mentalità Inglese perché era Dama di compagnia della regina, che istituì asili nido, ambulatori e ambulatori veterinari in un periodo in cui non esistevano, all’inizio del ‘900 dota i suoi mezzadri di bagni. Non avevano lo sciacquone e l’acqua corrente in casa ma consistevano nella tazza in cui si buttava l’acqua con il secchio, ma volete mettere piuttosto che andare nella stalla? Ma i contadini che troppo tempo erano rimasti nella loro mentalità avevano una concezione diversa: per loro la cosa più importante era allevare i propri animali e uno degli animali più rognosi da coltivare era la tacchina. La tacchina se viene disturbata mentre fa la cova “si schifisce” e se ne va abbandonando le uova e allora era un dramma perché perdere una covata voleva dire perdere cibo. La tacchina, poi, non è come la gallina che ne fa tante quindi il più delle volta le tacchine covavano in casa in un cesto con un altro cesto sopra. La tacchina faceva la regina e quando i contadini videro la tazza che la Marchesa aveva fatto installare in casa, la prima cosa che gli venne in mente fu quella di metterci le tacchine dentro…”

Tra etruschi che scendono volando tra pareti di roccia, arrosti di nutrie e tacchine nelle tazze del water mi verrebbe da dire che questi Sarteanesi siano matti come cavalli…in realtà profondamente amanti delle loro radici.

Vi piacerebbe una bella gita piena di aneddoti? Fatevi aiutare da Sarteano Living, l’hanno creato apposta!

 

 

 

 

 

 

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