Il diluvio è all’uscita di scuola

Qui il diluvio è all’uscita di scuola. Succede anche alle vostre latitudini?

Sembra impossibile, ma ci si potrebbe rimettere l’orologio: sempre all’uscita di scuola. A volte anche all’entrata. Ma quando diluvia all’entrata è di più facile gestione, perché si riesce ad uscire di casa attrezzati di mantelle, stivali e ombrelli vari. Magari le creature arrivano in ritardo, ma ce la si fa a non bagnarsi anche sotto il diluvio.

All’uscita, invece, è il peggio del peggio.

Peggio perché spesso a me capita nei rari giorni in cui non lavoro da casa. Magari parto la mattina col sole e i vestiti leggeri (e, come me, le creature) e man mano che si avvicina l’ora X il tempo peggiora: vento, calo delle temperature e… diluvio. Grasso che cola se in macchina c’è un ombrello e a casa mia c’è un classicone: l’ombrello lo vogliono tenere i bambini. Il Toparco, ora che è grande, si muove a compassione: lui tiene l’ombrello, però mi concede di star sotto; io sono pure bassa, sicché non va così male e almeno la testa riesco a non bagnarmela; perché io ho un altro (grosso) problema: non ho giacche col cappuccio. Col Giacometto, invece, mi tocca pure la doccia dal cielo, perché lui vuole tenere il suo ombrello e non vuole me sotto. E pur di non far bagnare lui, mi immolo.

Se parto da casa non è che poi vada molto meglio: io esco sempre all’ultimo minuto e il diluvio, ovviamente, scoppia non appena io son fuori dall’uscio. Magari di ombrelli ne arraffo un paio, ma subentra un altro problema: il parcheggio. Perché quando c’è il sole riesco sempre a trovare parcheggio vicino a scuola. E poi se pure lo trovo più distante non mi disturbo; invece quando piove, tutti escono con la macchina e io devo parcheggiare lontano. Così lontano che arrivo davanti al cancello di scuola ed ho già la parte bassa dei pantaloni mézza. E al cancello c’è la calca degli ombrelli che ti sgrondano addosso. Ci sono le nonne che sgomitano per avvicinarsi. I bambini che non riescono a individuare chi li sta aspettando e, così, tutto rallenta. Tutto ritarda. E io lì, sotto il diluvio, a sbracciarmi per farmi vedere, perché sono bassa e, arrivando in ritardo, sono pure dietro a tutti gli ombrelli. Ma secondo voi, a me con quale mano viene naturale salutare la creatura appena mi appare alla vista? Ovviamente con la mano con cui reggo l’ombrello, giusto per bagnarmi un altro po’.

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