La calda accoglienza nel Canavese: ottima cucina e gran senso di condivisione.

“Mangiare da soli ci dà la sensazione di una solitudine particolare, a volte penosa. Invece, nel condividere cibo e bevande, penetriamo nel cuore della nostra condizione socioculturale. Le implicazioni simboliche e materiali di quell’azione sono quasi universali: comprendono il rituale religioso, le strutture e le divisioni dei ruoli fra i sessi, il campo erotico, le complicità e gli scontri politici, le opposizioni giocose o serie nel discorso, i riti del matrimonio o del lutto.” (George Steiner)

Ho deciso di cominciare questo post con tale citazione perché la ritengo assolutamente veritiera del mio modo di approcciarmi al cibo, io che non sono una buona forchetta, che tanto meno ho voglia di cucinare quando son da sola, ma che recentemente ho scoperto di divertirmi a cucinare per gli altri, ad avere ospiti a tavola; così da apprezzare ancor di più quando l’ospite sono io.

Il blog tour fatto a Ivrea in occasione del suo storico Carnevale (9 e 10 febbraio scorsi) è stato un ottimo motivo per conoscere altri travel blogger – tra l’altro tutte persone magnifiche ed estremamente amichevoli – ma anche per apprezzare la cucina locale e l’ospitalità che contraddistingue questa regione, oltre che apprendere note storiche e culturali su un’area di Italia – il Canavese, appunto – che assolutamente non conoscevo.

Tavola addobbata

Il pranzo alla Trattoria Moderna Il Simposio con una dettagliata spiegazione piatto per piatto; l’accoglienza appena arrivati all’Hotel Crystal Palace, respirabile nell’aria e visibile nella cura della struttura, nonché delle camere; il caloroso benvenuto ed educational alla cioccolateria artigianale Nella; l’apertura a noi “forestieri” e il ricevimento sia nella sede degli Scacchi (dove abbiamo consumato un frugale ma allegro pranzo domenicale) sia nella sede dei Tuchini del Borghetto (dove è considerato peccato mortale dir di no a un bicchier di vino rosso, anche alle 10 la mattina); la fagiolata benefica in piazza e ancora i festeggiamenti del sabato pomeriggio in una corte, in cui certo non mancava una bella tavola imbandita. Tutti momenti significativi così per come li abbiamo vissuti. Difficile rimettere le sensazioni nero su bianco essendo chiari ed efficaci, a volte quello che si prova quando ci si sente a casa nostra anche quando si è lontani da quella vera. Mangiare è stato un gesto spontaneo pure per me.

Castagne di Settimo Vittone

Sì, è vero, era totalmente nell’interesse degli eporediesi – così si chiamano gli abitanti di Ivrea, da Eporedia, nome latino della città – che abbiamo incontrato dimostrarsi accoglienti e ospitali, ma ciò che è evidente è che a loro tutta questa apertura viene molto naturale. E a me, toscana d.o.c., tutta questa ospitalità, fa pensare quanto noi toscani stiamo diventando sempre più chiusi, più campanilisti, più diffidenti, sempre meno disposti a condividere. Una volta però non eravamo così…

La sensazione è stata quella che l’intera città fosse pronta ad accoglierci, ma proprio perché l’accoglienza della piazza è alla base del Carnevale di Ivrea, e presto in un altro post ne parlerò. E tutto questo fa parte del loro sentire.

Condividere a partire dalla piazza arrivando alla tavola, o forse sarebbe meglio dire condividere mangiando in piazza. Eh già, perché uno dei momenti in cui ho respirato maggiormente tutto quello che sto cercando di raccontarvi è stato la domenica mattina durante la fagiolata benefica: piatti di zuppa di fagioli distribuiti a tutti, eporediesi e non, tutto da condividere insieme, in strada… e chi vuole può lasciare un’offerta, ma di certo non è obbligato.

Capunet

Altro momento significativo è stato il pranzo di benvenuto alla Trattoria Moderna Il Simposio. Un menu di tradizione carnevalesca con castagne di Settimo Vittone e burro di Cesnola; polenta di mais rosso, merluzzo dissalato e cipolle, Capunet, Agnolotti ripieni di salam ‘d patata, maisse e salignum e un tris di dolci a base di arance (torta di arance, zabaglione al Passito con savoiardo all’arancia, sorbetto di arance). Il tutto accompagnato da Erbaluce Spumante DOC; Cieck Neretto e Caluso Passito. È stato il momento ideale per iniziare a conoscere gli altri travel blogger, apprezzare i loro racconti di viaggio, le loro esperienze e i loro programmi futuri.

I miei più vivi complimenti e i più sentiti ringraziamenti, dunque, a Turismo Torino e provincia e alla Fondazione Storico Carnevale Ivrea per averci trasmesso le loro emozioni, facendocele conoscere, ma ancor di più vivere “su pelle”.

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4 thoughts on “La calda accoglienza nel Canavese: ottima cucina e gran senso di condivisione.”

  1. Ciao Sara,
    sono contento che ti sia piaciuto il modo sempre meno “falso e cortese” del piemontese, stereotipo ormai lontano nel tempo.
    Il Piemonte sta facendo tesoro delle proprie peculiarità, ed è bello sentire da chi ne vive (i Toscani “campano” del saper vendere da 500 anni il Rinascimento italiano…) che è bello passare delle ore nella terra dei padri della Patria…
    …almeno di quella attuale, s’intende!!!
    Pace e bene…

    1. saramiss83

      Pace e bene a te, Ernesto! Anch’io ricordavo i piemontesi con quello stereotipo. Forse per questo son rimasta piacevolmente colpita.

  2. Che bello, cara Sara, ricordare quei piccoli momenti così magici, raccontati da te con tale delicatezza. È stato un piacere conoscerci, passeggiare insieme schivando arance con il viso nascosto nella sciarpa a causa del troppo freddo! Se tutti i blog tour fossero così, ci metterei la firma 🙂
    A presto,
    Sonia

    1. saramiss83

      Ancora un po’ mi emoziono a ripensarci, mia cara. Che dire? Alla prossima! Sperando che sia al più presto.

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