New York, sei anni e mezzo, tre giorni e tre quarti.

Ciao.
Sono Gabriele, ed ho sei anni e mezzo.
Sono qui a scrivere perché la mia Mamy mi ha costretto a raccontare il nostro recente viaggio a New York. In cambio mi ha promesso un pupazzo delle Ninja Turtles. Convincente, no?

Quello della scorsa settimana non era il mio primo viaggio oltreoceano. Sapete… il mio papà lavora sugli aerei. Non so come si chiama il suo lavoro, ma è uno di quelli lì che aprono e chiudono le porte dell’aereo, e che portano il succo e i taralli.
A proposito di taralli, io, sull’aereo, mangio solo quello! E poi mi diverto un mondo… ci sono gli schermi davanti ad ogni sedile che sono una cosa bellissima e i colleghi di papà mi fanno sempre gli scherzi e mi fanno sedere su quelle poltrone davanti a tutti che hanno anche il massaggio [ho sentito Mamy che parlava di Magnifica, ma non so mica cosa vuol dire!]… Insomma, è propriofico! [Mamy, si può dire fico qui nel computer?]
Poi, veramente, mi addormento quasi subito e dormo così tanto che non mi accorgo nemmeno che l’aereo tocca terra, ma, finché sono sveglio… è proprio propriofico!!!

#anitalianboyinNewYork

Ma cosa fa un ragazzo di sei anni e mezzo a New York?
Non so gli altri, ma io volevo tanto vedere la Statua della Libertà. E mi ci hanno portato l’altra volta, quando ero piccolo [avevo solo quattro anni!]. Che poi non ho capito… deve essere il fratello quello lì che ho visto a Rio de Janeiro qualche mese fa, perché sono quasi uguali!

Quindi, questa volta avevo solo una cosa da fare: andare al negozio di giocattoli sotto l’albergo [sempre Mamy dice che si chiama ToysRus]!
E’ un negozio enorme con tutti i giochi del mondo! Mi ci hanno portato il primo giorno, perché io continuavo a chiederglielo [ho scoperto che se ripeto all’infinito la stessa parola, loro danno di matto e mi fanno fare tutto!!!].

Prima, però, mi hanno portato in giro con il taxi [si vedono i film anche nei taxi!!!] fino ad un palazzo bianco rotondo, una specie di gelato al contrario. Mamma [che è architetto] mi ha detto che si chiama Guggenheim e mi ha raccontato tutta una storia su un tizio che ha progettato ‘sto palazzo. Lei dice che era un genio, a me sembra che non s’è inventato niente!

#anitalianboyinNewYork

Comunque, dopo avere camminato per 4563 ore, alla fine siamo arrivati finalmente al negozio. Oh, io non sapevo proprio dove guardare!!! Ho deciso di farmi comprare le armi di Raffaello delle Tartarughe Ninja e una pistola e ci ho giocato tutto il pomeriggio in hotel.

Poi, non ricordo più nulla. Mi hanno raccontato che alle sei del pomeriggio dormivo e che ho saltato la cena. Effettivamente ho sognato che mamma e papà cenavano in camera….

Il giorno dopo siamo andati a fare una bellissima passeggiata in un posto dove c’erano i binari e tante piante tutt’intorno [Mamy dice che si chiama High Line]. Io potevo correre libero avanti e indietro, e mi è piaciuto molto. Ad un certo punto, c’era anche l’acqua sul pavimento, una specie di cascata, ed io ci sono entrato dentro. Papà si è arrabbiato moltissimo, ma io mi sono divertito troppissssimo!!!

#anitalianboyinNewYork

Quel giorno lì Mamy e Papy hanno provato a riportarmi in albergo prima, per cercare di farmi dormire. Io mi sono addormentato, ma poi mi sono arrabbiato da morire quando mi hanno svegliato per andare a cena. E così non ho mangiato nulla, pappappero!

Il giorno successivo mi hanno portato allo Zoo di Madagascar, quello del film. Anche qui qualcosa non mi è chiaro: perché nel film ci sono un leone, una giraffa ed un ippopotamo, e nello zoo no? E perché allo zoo ci sono i leoni marini e nel film no?? L’unica cosa che mi torna sono i pinguini, che ci sono in entrambi. Bah.

#anitalianboyinNewYork

E poi, il negozio con la mela [là la chiamano Apple]!!!! E’ bellissimo!
Come si chiama quel coso? iPid? No, iPod? O iPad? Io ho già deciso che li chiederò a Babbo Natale. Quello grande e pure quello piccolo, così con uno gioco e con l’altro faccio le foto.

#anitalianboyinNewYork

L’ultimo giorno, subito prima di prendere l’aereo, mi hanno portato in cima ad un palazzo: si vedevano tutti i grattacieli dall’alto e mi sono divertito parecchio [Mamy parlava di Top of the Rock]. Papà, invece, si è arrabbiato, di nuovo. Già era nervoso per quanto gli era costato portarci su ‘sto palazzo, poi io gli ho piantato una grana perché volevo guardare dai cannocchiali… Tutti tutti. E beh, s’è arrabbiato proprio.

#anitalianboyinNewYork

E, a proposito di fare arrabbiare papà, ho trovato un modo infallibile per riuscirci. E non sapete quanto mi diverto…

Ho scoperto che, se non mangio, papà si innervosisce. Credo che pensi che poi dimagrisco, svengo, ospedale, flebo… Boh. Io ho sentito queste parole quando mamma cerca di tranquillizzarlo. E così, loro mi portano sempre a mangiare dove pensano che ci siano cose che mi piacciono. Ma mica l’hanno capito che io, a mangiare, perdo tempo!

Questa volta siamo andati in tanti ristoranti.
In uno facevano dei buonissimi hamburger con le patatine lunghe lunghe e tanto sottili, e io ho fatto finta di non avere fame. Loro si sono arrabbiati, e poi ho mangiato tutto. Ma solo per fare dispetto, eh! [Mamy l’ha chiamato P.J.Clarke’s]

#anitalianboyinNewYork

Un’altra volta mi hanno portato nel mio posto preferito qui a Roma, che c’è anche lì. Questo lo so come si chiama: Eataly. Beh, lì c’era il pizzaiolo napoletano che mi ha fatto una focaccia strabuona e ho mangiato. Tutto. Mentre giocavo ai videogiochi del telefono di papà lui mi infilava la pizza in bocca. Però è stato contento.

#anitalianboyinNewYork

E poi siamo anche stati in un ristorante italiano [Mamy l’ha chiamato Tarallucci e Vino]. Papà pensava che avrei mangiato il mio piatto preferito: la pasta in bianco. Io, invece, gli ho detto che la pasta in bianco mi fa schifo, e lui si è arrabbiato anche ‘sta volta.
Visto che avevo ragione? Ci riesco sempre!!! Ma mica era vero…
Ho chiesto un panino con la bresaola [che mi piace da impazzire] e poi ho mangiato solo la bresaola, senza pane e senza parmigiano. Così, tanto per farlo arrabbiare ancora un po’…….

#anitalianboyinNewYork

Come dicevo prima, un paio di sere mi sono addormentato e così non ho fatto mangiare neanche loro. Lo so, sono perfido!!!!! 🙂

Ecco, questi sono stati i miei tre giorni e tre quarti a New York.
Domani mi portano a Londra. E io sono già pronto al digiuno!!!!

Se, invece, volete conoscere qualche altro trucchetto che uso per fare innervosire mamma e, soprattutto, papà, posso raccontarvi anche del viaggio a Rio de Janeiro.
O di quello a Los Angeles.
O di quello a Miami.
…potrei scriverci su un libro! 😀

PS: Ehmm… Mamy scopre ora che ho deciso di scrivere per Trippando, e non per il suo blog Pattibum. Dite che la dovevo avvertire???

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7 thoughts on “New York, sei anni e mezzo, tre giorni e tre quarti.”

  1. […] mia attenzione è stata attirata da un post dal titolo New York, sei anni e mezzo, tre giorni e tre quarti. E mi sono detta Maddai, pensa che coincidenza. Sembra proprio la storia di Gabriele! ETTECREDO! […]

  2. Ma quanto è bravo questo bambino??? 😉

  3. trippando

    Gabriele, sei forte!!
    … e siccome io sono una sfacciata… ti va di portarci in giro per altre città? vai a Londra tra poco, vero? Però fai il bravo: mangia!

    1. Patrizia Burato

      Certo che si!!!
      Zitta va… Mamy ha già cominciato a parlarmi di fish & chips. Ok per le chips, ma per il fish… vedrò! 😉
      Tu, intanto, seguimi in giro per Londra sui Social con #WestEndboy!

  4. Ernesto

    Bello il punto di vista di Gabriele reinterpretato dalla tastiera della mamma…
    Posso chiederti una cosa che può sembrare banale ma non lo è per niente? Faresti fare le foto a Gabriele, per vedere cosa a lui piace fotografare e sopratutto dal suo punto di vista, almeno 60 cm più basso del nostro?
    Ti seguirò, certo che Vi seguirò…

  5. No, ma Gabriele è un mito!!!!

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