Leggendoviaggi: Patrick Colgan ed il suo “Orizzonte Giappone”

Per moltissimi italiani il Giappone è una serie di luoghi comuni, stratificatisi negli anni, magari tramite la televisione. La storia di quest’isola millenaria, per moltissimi inizia con le vicende dello shogun Mitsukuni Mito e prosegue con quelle viste in Mademoiselle Anne: per moltissimi italiani sono gli anime (che una volta si chiamavano solo “cartoni animati”) ad avere creato una immagine mentale di quest’isola. Che poi in realtà è un arcipelago.

Le scuole hanno tutte la torre con l’orologio, come si vede in Gigi la Trottola e Lamù, e le città sono fatte da villette basse e spigolose, come quelle di Ranma ½ o de L’incantevole Creamy.

Il Giappone naturalmente è molto di più, e molto più complesso, e la sua conoscenza in Italia è aumentata: quasi tutti hanno mangiato almeno una volta il sushi e, forse, conoscono qualcuno che in Giappone ci è stato. Forse questo, se ha parzialmente cancellato l’immagine stereotipata che avevamo, ma ne ha stratificata un’altra, confusa, frutto delle maggiori e contraddittorie informazioni che possiamo più facilmente reperire.

Il Giappone appare così come il mondo di Banana Yoshimoto e delle Gothic Lolita, di Mishima e Fukushima, di sashimi e di cerimonie del thè, un coacervo di situazione conflittuali che ugualmente soggiaciono ad una serie diversa di stereotipi.

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Tutti, forse – dicevo poco fa – conosciamo qualcuno è stato in Giappone, ma pochi sono coloro che l’hanno realmente vissuto: Patrick Colgan è uno di questi.

“…sentirsi un po’ persi e spaesati in Giappone può essere emozionante. E viene voglia di provare a capirci qualcosa di più…”

Il suo viaggio lo porta a conoscere e a raccontare sia il mondo urbano, forse più noto agli italiani, che quello incontaminato delle grandi aree verdi del Giappone. Sostenuto da una scrittura rigorosa che sa tenere sia il registro leggero, come quando trova la pasta al pesto in un luogo dell’estremo sud, che quello più grave, come davanti alla contemplazione dei resti delle città vicino Fukushima, Patrick illustra le tappe del suo percorso seguendo un fil rouge mai scontato.

Così Tokyo diventa la città dove potere ricercare il ramen perfetto, Kyoto è lo spazio diviso tra chiassose moltitudini e la raffinata silenziosità dei templi, Hiroshima il luogo dove la memoria della tragedia è occultata e racchiusa dalla brutta città sorta con la ricostruzione.

Sarà che proviene dalla grassa Emilia, ma il cibo giapponese, in forme non scontate, è sempre presente. Di piatto in piatto, passando dal ramen all’ikasumi chahan (riso fritto al nero di seppia), e assaggiando e e raccontando molte altre specialità ancora non arrivate in Italia, accompagna il lettore tra le isole remote di Okinawa, in mezzo ai boschi popolati di orsi a Shiretoko, nei villaggi storici di Shirakawa-go e Gokayama e tra le isole di Matsushima.

Non capita spesso di trovare qualcuno in grado di illustrare un mondo così diverso dal nostro in maniera così semplice e vivida. Patrick ci è riuscito.

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