Mi sento a mio agio con l’armadio corto… a parte quella volta che sono andata allo SMAU…

Premetto che non sono un’esperta di moda. E nemmeno un’appassionata, adesso. Un tempo sì. Ma era 10 anni e 2 figli fa. Dunque prendete quest’articolo con leggerezza. Come una chiacchiera ad un Blogging Breakfast. È solo un’esperienza. La mia esperienza. L’esperienza di una persona che in 10 anni e 2 figli non solo è passata dal perizoma alla pancera, ma anche da un quattro stagioni megagalattico ad un “armadio corto”. Con enorme soddisfazione e non solo per il portafogli.

Quando abbiamo messo su casa, col consorte, avevamo parecchi vincoli da rispettare, per cui abbiamo dovuto optare per un “armadio corto”: due ante per lui (più uno spazio per appendere le camicie) e due per me (più una per appendere capi lunghi). Roba dell’altro mondo, considerando che “da signorina” avevo un armadione a 5 ante tutto per me ed uno spazio per le scarpe pressoché illimitato.

All’inzio ho approfittato per buttare roba che non indossavo da anni. Poi ho imparato una cosa importante: comprare solo quello di cui avevo bisogno. Oddio. Bisogno. Avete presente una donna che a bisogno di pochi vestiti? Ecco, non è stato banale, ma io ho iniziato con un passo importante: non frequentare più i mercati (e nella mia zona la tentazione era forte!) e questo ha ridotto drasticamente le tentazioni. Ché poi ai mercati trovi spesso offertissime, ma di capi fuori stagione, quelli per cui dicendo <<tanto poi dimagrisco>>, compri una taglia meno (o anche due) e poi arriva la stagione giusta e tu sei sempre la stessa. E ti ritrovi con un capo nell’armadio a prender posto e i soldi, praticamente, buttati.

Da quando ho l’armadio corto, non solo evito di acquistare oggetti che non mi servono, ma, siccome compro poco, cerco di comprare bene, dando importanza alla qualità e al made in Italy.

Il cambio di lavoro ed il passaggio da lavorare fuori casa ed essere sempre vestita decorosamente a lavorare al 90% da casa (anche se facendo spesso lezioni o riunioni via skype), con uscite per i corsi, i BloggingBreakfast e lezioni o visite da clienti hanno dato un’altra “botta” al mio guardaroba.

Se per il 90% del lavoro da casa ho risolto con jeans elasticizzati e maglie di pile, felpe o magliette a seconda della stagione, per i corsi ho, più o meno, istituito delle divise che mi fanno sentire a mio agio: giacca blu nelle stagioni di mezzo, un paio di maglioni caldissimi per l’inverno e sempre jeans. Per le visite dai clienti, diciamo che mi adatto molto allo stile, perché spaziando dalla piena campagna alla città, mi sono data come obiettivo quello di avere addosso l’abbigliamento giusto nel posto giusto. Che poi è super difficile da realizzare, perché qua nella piana pisana le mode arrivano 3 anni dopo, come dice la titolare di una delle migliori boutique della zona. E allora? Allora capita che io mi ritrovi a condurre un workshop allo SMAU con un abbigliamento che a Pisa poteva andar bene, ma a Milano no, soprattutto la parte di sotto. E allora no panic: con la scusa di cambiare slide senza telecomando, ho fatto tutto l’intervento nei paraggi della scrivania, con le gambe (e l’abbigliamento della zona bassa) coperte, perché non mi garbavo. Certo, se avessi avuto l’armadio “più lungo”, avrei avuto una maggiore scelta di cosa indossare… ma voi provate a partire da un paese di qualche migliaia di anime come quello dove abito io, andare in stazione a Pisa, fare cambio di treno a Firenze e poi scendere a Milano: guardate le persone del vostro sesso e della vostra età come sono vestite e noterete delle differenze incredibili. E non dipendono dall’armadio corto… ché io, con pochi capi ma ben assortiti, mi trovo davvero benone. Questa primavera ho riesumato “dall’armadio di quando ero signorina” un cappotto giallo che mi sta dando soddisfazioni enormi… non trovate?

Il panorama della foto è quello delle Colline Pisane. Se volete anche voi venire a fotografarle, leggete qui e scoprirete un borgo fantastico!

 

 

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